Può una persona davvero redimersi e cambiare il proprio comportamento? Secondo Luciano Casolari, medico psicoanalista, la risposta è affermativa, ma a una sola condizione: attraversare la sofferenza e l'espiazione. Nel suo lavoro terapeutico, Casolari ha seguito diversi pazienti che sono riusciti a uscire da percorsi di vita caratterizzati da reati e comportamenti socialmente riprovevoli, ma in ogni caso il denominatore comune era la consapevolezza dolorosa dei propri errori.
Secondo la visione dello specialista, la sofferenza interiore non è un elemento aggiuntivo nel processo di cambiamento, ma una componente essenziale. È attraverso il dolore che una persona mette in discussione i propri valori fondamentali e riesce a rompere vecchi schemi psicologici. Senza questo "lavoro del lutto", spiega Casolari, l'inconscio umano continuerebbe a essere dominato da istinti primitivi che porterebbero inevitabilmente a ripetere gli stessi errori. La metafora è quella del corpo: non ci si aspetta di sviluppare muscoli senza sforzo fisico, allo stesso modo è illusorio pensare di recuperare la propria integrità morale senza affrontare una sofferenza psicologica autentica.
Casolari ha affrontato questi temi nel suo recente libro "Silvio va in paradiso: psicoanalisi di un arcitaliano", edito da Aliberti, dove esamina come le persone possano trovare redenzione. L'autore riflette anche sul ruolo dell'istituto della grazia, strumento che storicamente apparteneva ai sovrani e che in alcune democrazie moderne rimane nelle mani dei presidenti. La grazia dovrebbe servire a commutare una pena quando il condannato ha già sofferto, ha espiato parte della condanna e mostra chiari segni di trasformazione personale.
Ma qui sta il nodo critico. Casolari critica aspramente l'uso contemporaneo della grazia presidenziale, non come atto di clemenza verso chi si è genuinamente redento, bensì come strumento politico. Negli Stati Uniti, la grazia è stata utilizzata da parte di un presidente per favorire i propri sostenitori; in Italia, analoghe perplessità circondano recenti provvedimenti di clemenza. Questo distorcimento dell'istituto tradisce completamente lo spirito originario della grazia e invia un messaggio pericoloso: che chi possiede potere e denaro può agire impunemente, mentre i comuni cittadini devono rispettare le regole.
La domanda che emerge è profonda: come educare alla legalità e alla moralità quando sembra che i privilegiati riescano a scampare alle conseguenze? Casolari mantiene una prospettiva speranzosa nella capacità umana di cambiamento, ma riconosce che il sistema deve garantire equità. La vera redenzione rimane possibile, ma solo quando fondata su sofferenza autentica e su un sistema giustizia che non discrimina in base al potere e alla ricchezza. Senza questo equilibrio, l'educazione alla legalità rimane un insegnamento vuoto, contraddetto dalla realtà dei fatti.