Una pista politica continua ad aleggiare intorno all'esplosione davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, avvenuta il 30 giugno scorso. Tra le novità emerse negli ultimi giorni figura il coinvolgimento del faccendiere Valter Lavitola, il quale ha rivelato al quotidiano La Verità di aver lavorato a un progetto ambizioso: trasformare il noto giornalista in candidato premier per la coalizione di centrosinistra.

Secondo il resoconto fornito da Lavitola al giornalista Giacomo Amadori, tutto sarebbe iniziato con una serie di indagini demoscopiche commissionate da soggetti descritti come «persone di massima credibilità». I risultati preliminari avrebbero suggerito che Ranucci potesse apportare benefici significativi ai consensi della coalizione progressista. Intrigato da questi numeri, Lavitola avrebbe inizialmente mostrato i dati a un personaggio di rilievo rimasto anonimo, per poi tentare di discusserne con lo stesso Ranucci durante le festività natalizie: l'esito fu un netto rifiuto da parte del conduttore.

Il progetto non si è però fermato. A giugno Lavitola ha ordinato un sondaggio vero e proprio, strutturato con domande redatte da «due giornalisti di primissimo piano» che rimangono senza nome. Lo stesso Ranucci avrebbe collaborato alla revisione dello strumento di indagine, fatto che ha confermato ad Amadori. La rilevazione è stata bruscamente interrotta subito dopo l'arresto dei quattro presunti materiali esecutori dell'attentato, a causa della massiccia copertura mediatica che aveva reso il progetto troppo esposto.

Lavitola, attualmente indagato dalla procura capitolina come mandante dell'ordigno, nega categoricamente ogni collegamento con l'attentato. Davanti ai magistrati ha scelto di non rispondere alle domande, ma ha continuato a proclamare la propria estraneità ai fatti. L'indagato sottolinea inoltre che la stretta amicizia con Ranucci renderebbe qualsiasi motivazione per un tale gesto completamente implausibile. Rimane tuttavia il dubbio sollevato da osservatori: avrebbe davvero servito un'esplosione senza vittime per amplificare la visibilità di un personaggio già così noto? Entrambi gli interessati respingono con forza questa interpretazione.

Sul tavolo dei pm restano questioni ancora senza risposta: come è nata concretamente l'idea di questa candidatura, quali magistrati di alto rango abbiano ispirato il progetto e quali siano i nomi dei giornalisti coinvolti nella formulazione delle domande del sondaggio. La ricostruzione dei fatti rimane dunque incompleta, mentre il caso continua a svilupparsi nel laborioso percorso dell'inchiesta romana.