Un patto criminale senza confini geografici ha caratterizzato per anni le attività illecite in Lombardia. Le tre maggiori organizzazioni mafiose italiane – la camorra napoletana, la 'ndrangheta calabrese e Cosa nostra siciliana – hanno deciso di superare le tradizionali rivalità per collaborare in nome del profitto. Come rivela il giudice Emanuele Mancini nella sentenza del processo Hydra, pronunciata lo scorso dicembre, questa alleanza rappresenta una novità significativa nel panorama criminale nazionale. Emblematica la dichiarazione attribuita a Emanuele Gregorini, detto Dollarino e legato al clan romano dei Senese: "La guerra non conviene a nessuno. A Milano si fanno le cose giuste". Un principio che ha guidato la creazione del sodalizio transnazionale.

La sentenza, articolata in ben 1.840 pagine, descrive nei dettagli come il sodalizio si è strutturato e consolidato nel tempo. Il procedimento con rito abbreviato ha portato alla condanna di 62 imputati su 80 giudicati, con un totale di oltre 500 anni di carcere complessivi. I capi d'accusa contestati ammontano a 92. Secondo le motivazioni del gup, l'organizzazione non si basava solo sulla disponibilità di risorse economiche, ma soprattutto sulla capacità di tessere una rete relazionale capace di influenzare il funzionamento degli enti pubblici e le attività economiche territoriali, alterando il regolare svolgimento dell'amministrazione.

L'indagine rivela un'infiltrazione profonda nelle istituzioni lombarde. Il sistema criminale ha esercitato un potere tale da condizionare le scelte dei sindaci e, in alcuni casi, a incidere direttamente sul voto in diversi comuni della regione. I magistrati della Direzione distrettuale antimafia, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, hanno documentato rapporti consolidati di connivenza con settori imprenditoriali, amministratori pubblici e operatori di settori sensibili: appartenenti alle forze di polizia, funzionari dell'agenzia delle entrate e persino personale sanitario. Una rete di complicità che permetteva al sodalizio di operare con margini operativi notevoli.

La struttura organizzativa del sodalizio funzionava secondo logiche aziendali precise. Erano previsti incontri regolari e programmati in cui venivano discusse le strategie operative: quali società utilizzare come schermo, quali investimenti realizzare, come distribuire le partecipazioni. Dalle intercettazioni emergono frasi rivelatrici della consapevolezza dei partecipanti: "Possiamo parlare come vogliamo, perché abbiamo l'associazione" e ancora "Tu stai vicino a noi? Noi stiamo vicino a te? Siamo la fratellanza". Dichiarazioni che testimoniano la solidità del vincolo criminale.

Questo nuovo assetto rappresenta uno scenario estremamente preoccupante per le forze dell'ordine e la magistratura. L'unione tra le principali organizzazioni mafiose italiane in un'unica regione economicamente rilevante amplifica significativamente il loro potere destabilizzante. La sentenza del processo Hydra segna un punto di svolta nella lotta alla criminalità organizzata nel Nord Italia, documentando un livello di corruzione e infiltrazione istituzionale che richiede risposte ancora più incisive da parte dello Stato.