Andrea Orcel ha conseguito un traguardo significativo nella sua battaglia per il controllo di Commerzbank. L'offerta pubblica lanciata a marzo si è chiusa con risultati che vanno oltre le previsioni iniziali: il 17,6% di azioni conferite ha portato la partecipazione complessiva di Unicredit al 47,6% della banca tedesca, corrispondente al 49,6% dei diritti di voto. Un risultato che gli amministratori dell'istituto di piazza Gesù hanno commentato come «ben al di là delle attese», beneficiando anche dal rialzo del titolo italiano negli ultimi giorni, che ha aumentato l'attrattività dell'offerta da 44 miliardi inizialmente prospettata.

Il quadro complessivo della posizione di Unicredit risulta ancora più solido se si considera la combinazione di diversi strumenti finanziari. Alla quota acquisita tramite l'Ops si aggiungono il 26,77% già posseduto direttamente dal gruppo italiano e un ulteriore 3,22% rappresentato da strumenti finanziari con diritto a ricevere azioni. Fuori da questo conteggio rimangono i derivati total return swap, equivalenti a circa il 12% aggiuntivo, che porterebbe il controllo totale a superare il 60%. Anche senza questi ultimi strumenti, il gruppo guidato da Orcel dispone di una quota più che sufficiente per influenzare le decisioni fondamentali della banca tedesca, dai componenti del consiglio di amministrazione fino alle scelte strategiche e di governance.

Gli esperti di mercato ritengono che una percentuale compresa tra il 40 e il 45% dei diritti di voto garantirebbe già a Unicredit un controllo di fatto sulle assemblee degli azionisti, considerando che i quorum difficilmente raggiungono il 100% della partecipazione. Tuttavia, il vero ostacolo non è finanziario, bensì politico. Il governo tedesco continua a rappresentare un muro insormontabile: una nota del ministero delle Finanze ribadisce che l'esecutivo federale «procederà tutelando gli interessi dei dipendenti, delle piccole e medie imprese tedesche e della piazza finanziaria di Francoforte». Lo stesso comunicato definisce «inaccettabile» dal punto di vista governativo «l'approccio aggressivo e ostile» di Unicredit.

Nonostante la fermezza ufficiale, tuttavia, i consigli di amministrazione e sorveglianza di Commerzbank si dichiarano disponibili a intraprendere «un dialogo costruttivo». In un comunicato della banca tedesca si specifica che la concretizzazione di significative sinergie derivanti da una fusione risulterebbe realistica «solo attraverso una soluzione consensuale che coinvolga il management della banca, i dipendenti e i loro rappresentanti, nonché l'autorità governativa», che rimane il secondo azionista con il 13% della partecipazione. La strada verso il controllo pieno appare quindi tracciata dal punto di vista finanziario, ma bloccata da considerazioni politiche ed istituzionali che non accennano a stemperarsi nel breve termine.