Raoul Gavino Piras, veterano dei servizi di controspionaggio italiano, è finito agli arresti domiciliari con l'accusa di aver rivelato segreti militari e l'identità di agenti alle autorità russe. L'ex sottufficiale dell'Arma, arrestato dai carabinieri del Ros insieme al collega Vincenzo Di Pasquale, avrebbe mantenuto contatti prolungati con almeno due funzionari russi, tra cui Mikhail Astakhov. Secondo le indagini dell'Aisi, si tratterebbe di una ricaduta in comportamenti criminali: Piras era già stato sottoposto a procedimento nel 2023 con successivo archiviazione, dopo l'espulsione del presunto reclutatore russo Damir Kurmashov. La giudice Rosamaria De Lellis, nell'ordinanza di custodia cautelare, ha sottolineato l'«allarmante persistenza della condotta criminale» e una personalità incapace di comprendere la portata dei propri atti.

Il dossier rivela una serie impressionante di violazioni di segretezza. Piras ha fornito ai russi informazioni tecniche sul sistema missilistico Sampt, sviluppato da Italia, Francia e Danimarca, garantendo l'imminente operatività della piattaforma. Ha inoltre discusso dell'interesse italiano verso il carro armato russo T-90 Vladimir, fornendo valutazioni tattiche e avvertendo persino l'interlocutore sui rischi di sottrazione della tecnologia. Le sue comunicazioni includevano anche dettagli su un veicolo cingolato a scopo difensivo destinato all'Ucraina, un drone sottomarino prodotto da Leonardo testato nei pressi di La Spezia, oltre ai sistemi di difesa aerea Grifo e Aster e ai sistemi di protezione Michelangelo Dome.

Altrettanto preoccupante è l'ammissione di aver compromesso l'operato della stessa comunità intelligence italiana. Piras avrebbe trasmesso nomi, cognomi e fotografie di funzionari dell'Aise impegnati in operazioni di controspionaggio, inclusa un'analista incaricata di monitorare lo stesso Astakhov. In un documento contrassegnato come «Urgentissimo», ha segnalato Ruslan Suriadov, cittadino russo con passaporto ucraino residente a Matera, prospettando persino una possibile sorveglianza reciproca. Queste rivelazioni avrebbero messo a rischio non solo gli operativi sul campo, ma l'intera strategia di difesa dagli apparati di intelligence moscoviti.

Ciò che aggrava ulteriormente il quadro è il movente economico emerso dalle intercettazioni: Piras si sarebbe ripetutamente lamentato della insufficienza dei compensi ricevuti dai servizi russi, un dettaglio che svela come la tradizione non fosse motivata da ideologia, bensì da motivazioni venali. La sua lunga carriera nel controspionaggio italiano, che avrebbe dovuto renderlo consapevole dei rischi e delle conseguenze dello spionaggio, non ha impedito il ripetersi di questi comportamenti nonostante il precedente avvertimento amministrativo. L'inchiesta rappresenta un'importante vittoria per le difese italiane, ma evidenzia una vulnerabilità preoccupante all'interno degli apparati securitari nazionali.