Un atteggiamento glaciale, privo di qualsiasi segno di pentimento. È quello che emerge dalle intercettazioni depositate ieri mattina dalla Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nel fascicolo relativo all'omicidio di Pasquale Nappo, il diciottenne assassinato nelle prime ore della mattina del 3 novembre scorso in piazza a Boscoreale. Conversazioni telefoniche che ritraggono uno dei due imputati mentre rivendica tranquillamente la responsabilità degli spari che hanno tolto la vita al ragazzo, sostenendo di non dover chiedere scusa a nessuno per accaduto.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il delitto sarebbe stato una vera e propria spedizione punitiva, scaturita da un precedente scontro verificatosi quattro giorni prima tra due gruppi rivali. La dinamica appare dunque legata a una querelle personale che sarebbe sfociata nella tragedia. Nel corso di un colloquio in carcere, i familiari dell'indagato avrebbero cercato di convincerlo a ripensare al suo operato, esortandolo a cambiare atteggiamento almeno per il "popolo", probabilmente intendendo l'opinione pubblica e il tribunale. La risposta è stata categorica e disarmante: un secco rifiuto a qualsiasi gesto di ravvedimento.
Sul banco degli imputati ci sono due giovani: Giuseppe Esposito, diciannove anni, e Antonio Abbruzzese, ventiquattro. Contro entrambi le prove si stanno accumulando in maniera significativa. La deposizione dei nuovi documenti investigativi da parte del pubblico ministero della Dda rappresenta un momento cruciale nel processo, destinato a incidere profondamente sulle loro posizioni legali. Gli atti rendono ancora più solida la ricostruzione accusatoria e potrebbero ulteriormente complicare la difesa dei due giovani.
Il caso entra ora nella sua fase decisiva. Le intercettazioni depositate ieri risultano particolarmente rilevanti poiché provengono da comunicazioni non consapevolmente effettuate per scopi processuali, garantendo dunque un elevato grado di affidabilità. Le parole pronunciate dall'indagato, ignaro di essere monitato, tracceranno la strada che dovrà percorrere il giudice nel valutare non soltanto i fatti materiali ma anche l'elemento soggettivo della consapevolezza e della volontarietà dell'azione.