Un episodio di violenza ha sconvolto un'area verde del capoluogo lombardo lunedì sera, quando un uomo armato ha seminato il panico tra i volontari presenti. Intorno alle 22.30, le squadre dei City Angels stavano effettuando uno dei loro consueti controlli presso il giardino pubblico di via Pini, nel quartiere Lambrate, una zona dove frequentemente stazionano persone senza fissa dimora. È stato in questo contesto che un individuo ha improvvisamente fatto la propria comparsa, travisato con una maglietta utilizzata come copricapo, brandendo un'arma da taglio con lama di nove centimetri. L'uomo, successivamente identificato come Ahmad A., un cittadino egiziano di 38 anni con permesso di soggiorno scaduto e una fedina penale non pulita, ha iniziato a urlare frasi di matrice religiosa mentre intimava ai volontari di lasciare la zona.
Di fronte alla situazione, i City Angels, consapevoli di non avere né addestramento né equipaggiamento per gestire tale contingenza, hanno prudentemente arretrato di circa cento metri, creando comunque un perimetro di sicurezza attorno al parco per impedire a ignari cittadini di entrarvi. Nel frattempo hanno allertato la centrale operativa del 112. Sul posto sono rapidamente giunte le pattuglie del Radiomobile dei carabinieri, che hanno sorpreso il 38enne seduto su una panchina e lo hanno intimato di mantenere le mani ben visibili. Tuttavia, Ahmad A. ha tentato di portare la mano verso la tasca per brandire l'arma, costringendo i militari a intervenire fisicamente.
Lo scontro che ne è seguito è stato tutt'altro che pacifico. L'egiziano ha opposto una resistenza accanita, colpendo i carabinieri con calci e pugni, sputando contro di loro e cercando di strappargli il cinturone. In un momento particolarmente critico, ha addirittura cercato di sottrarre la pistola d'ordinanza dalla fondina di uno dei militari, azione che avrebbe potuto avere conseguenze gravissime. Durante la colluttazione, è riuscito anche a mordere un carabiniere all'avambraccio prima di essere finalmente immobilizzato.
Ciò che ha sconcertato maggiormente l'opinione pubblica è stato l'esito del procedimento penale. Dopo la direttissima, il giudice ha deciso di scarcare l'imputato rimettendolo in libertà, impognendogli solamente un divieto di rientrare nella provincia di Milano. Questa decisione ha riacceso il dibattito sulla sicurezza urbana e sulla gestione dei soggetti considerati pericolosi, in particolare nei confronti di stranieri irregolari con precedenti penali e comportamenti minacciosi. L'episodio rappresenta ancora una volta le difficoltà che i cittadini ordinari e le forze dell'ordine continuano ad affrontare in zone pubbliche che dovrebbero restare sicure.