Mario Adinolfi ha rotto il silenzio dalla sua abitazione, dove si trova agli arresti domiciliari dal 9 luglio scorso. Attraverso una lettera affidata al suo legale Riccardo Di Lorenzo, il politico e giornalista ha respinto categoricamente le imputazioni che gli vengono mosse: truffa ed evasione fiscale nell'ambito dell'inchiesta denominata "scommessa collettiva", la medesima che aveva attirato l'attenzione della trasmissione televisiva Le Iene. Adinolfi ha esordito ringraziando amici e alcuni avversari politici per i messaggi di solidarietà ricevuti, affermando di affrontare la situazione con la serenità che deriva dalla sua fede religiosa.

Nel comunicato, il leader del Popolo della Famiglia ha definito la vicenda "surreale" e ha denunciato quella che considera una grave ingiustizia nei confronti suo e della famiglia. Ha inoltre criticato aspramente quella che ritiene essere una "gigantesca saldatura di interessi" volta a danneggiarlo pubblicamente. Un elemento cruciale della sua difesa riguarda la presunta violazione del segreto istruttorio: Adinolfi sostiene che dettagli delle indagini preliminari sarebbero stati diffusi ai media in violazione delle norme processuali, con particolare riferimento ai dati relativi alle associazioni coinvolte.

Tra le sue contestazioni figura quella concernente l'importo raccolto dall'associazione Cristo Regna. Secondo Adinolfi, i telegiornali avrebbero riportato erroneamente una cifra di 3 milioni di euro, quando la documentazione ufficiale indicherebbe 3mila euro. Ha inoltre criticato duramente la trasmissione Le Iene, accusandola di aver impiegato metodologie che avrebbero rovinato migliaia di esistenze.

Riguardo alle accuse specifiche, Adinolfi non nega di essere un giocatore d'azzardo da decenni né riconosce di partecipare frequentemente a scommesse collettive, tuttavia precisa di non aver mai sollecitato alcuno a parteciparvi. Sostiene che molti giocatori hanno registrato guadagni dalle scommesse, sebbene alcuni abbiano subito perdite, situazione che ritiene normale in attività di gioco definite dal codice civile come "obbligazioni naturali non ripetibili". Ha assicurato di non essersi mai arricchito illecitamente a spese di altri.

Adinolfi ha inoltre contestato l'applicazione del braccialetto elettronico, sostenendo che a Roma tale misura viene generalmente riservata solo agli autori di crimini violenti. Ha dichiarato la sua intenzione di ricorrere al Riesame per contestare le misure cautelari applicate, affidandosi al giudizio dei magistrati per la propria completa scagionatura dalle accuse mosse. La posizione legale rimane ferma sulla propria innocenza totale.