Il Global Liveability Index 2026, rapporto annuale dell'Economist Intelligence Unit, ha tracciato una mappa globale della qualità della vita urbana analizzando 173 città attraverso criteri rigorosi e scientifici. A differenza di altre classifiche che premiano il valore turistico o il patrimonio artistico, questo studio si focalizza esclusivamente su aspetti concreti: quanto è effettivamente comodo vivere in una città nel quotidiano, considerando servizi pubblici, sicurezza, mobilità, sanità e istruzione.
Copenaghen si conferma saldamente al vertice della graduatoria mondiale, mantenendo il primato rispetto ai principali competitori. La capitale danese è seguita da Vienna, che occupa la seconda posizione, mentre le città australiane completano il podio rafforzando la posizione del continente oceanico tra le destinazioni con la migliore qualità della vita. Il primato delle metropoli nordeuropee, svizzere, canadesi e nipponiche rispecchia l'efficienza strutturale dei loro sistemi urbani, capaci di garantire una solida gestione dei servizi essenziali anche di fronte alle pressioni della vita contemporanea.
Per compilare la classifica, l'Economist Intelligence Unit ha valutato trenta indicatori specifici distribuiti in cinque macrocategorie fondamentali: stabilità politica e sicurezza, qualità dell'assistenza sanitaria, offerta culturale e condizioni ambientali, accessibilità all'istruzione, e infrastrutture pubbliche. Questa metodologia consente di misurare non l'attrattiva turistica o la bellezza architettonica, ma la funzionalità reale della vita quotidiana nelle aree urbane.
L'Italia rimane notevolmente assente dalle posizioni di rilievo. Neppure Roma o Milano, nonostante il loro peso internazionale e il patrimonio culturale, figurano nella parte alta della classifica. Le grandi città d'arte italiane, che dominano l'immaginario dei visitatori stranieri, non riescono a competere sul fronte dell'efficienza strutturale e della qualità dei servizi pubblici secondo i parametri misurati dall'indagine.
Un dato significativo riguarda il declino delle metropoli mediorientali nella graduatoria, mentre l'Asia registra una risalita complessiva grazie ai consistenti investimenti nella sanità pubblica e nelle infrastrutture ospedaliere. Questo trend rispecchia una tendenza globale verso la rivalutazione dei sistemi sanitari quale fattore decisivo per determinare la vivibilità urbana nelle società contemporanee.