Sono passati due decenni dal mondiale vinto in Germania, eppure la straordinaria generazione che regalò all'Italia il suo quarto titolo iridato stenta a trovare conferme nelle vesti di tecnici e leader. Fabio Cannavaro, il capitano azzurro e ultimo italiano a vincere il Pallone d'Oro nel 2006, attualmente siede sulla panchina dell'Uzbekistan dopo esperienze in Cina, Arabia Saudita e in Italia a Benevento e Udine. In un'intervista al Corriere della Sera, il difensore ha ripercorso quella cavalcata trionfale, sottolineando come quella generazione rappresentasse il migliore calcio italiano dai tempi della classe del 1982. Tuttavia, ha anche riconosciuto responsabilità nel declino successivo: il mancato investimento sui giovani e sulle infrastrutture calcistiche dopo il successo del 2006 avrebbe rappresentato un'occasione persa di fondamentale importanza.
Tra i compagni di quella spedizione berlinese, pochi hanno saputo costruire una carriera da allenatori degna della loro caratura di giocatori. Fabio Grosso emerge come il profilo più promettente: ha centrato due promozioni in Serie A con Frosinone e Sassuolo prima di completare un'ottima stagione col massimo campionato, tanto da meritarsi l'incarico alla Fiorentina dall'8 giugno scorso. Lo stesso Grosso, protagonista del rigore decisivo in finale contro la Francia, ha dichiarato che quel successo rappresentava il culmine massimo raggiungibile nello sport, un'emozione indimenticabile che lo ha guidato negli anni a venire.
In Serie A sono presenti anche Daniele De Rossi, che ha conquistato la salvezza guidando il Genoa, e Gennaro Gattuso, chiamato dalla Lazio dopo il fallimento della nazionale nella recente qualificazione mondiale. Scendendo di categoria, troviamo Filippo Inzaghi al Palermo in Serie B e Alessandro Nesta all'Avellino. Alcune scelte hanno portato i vincitori di Berlino verso destinazioni inaspettate: Andrea Pirlo allena lo United FC di Dubai negli Emirati Arabi, mentre Mauro Camoranesi lavora a Cipro con l'Aek Larnaca.
La generazione non ha del tutto abbandonato il mondo del calcio professionistico, ma ha trovato spazi alternativi. Alessandro Del Piero, ad esempio, ricopre un ruolo di prestigio come talent per Sky Sport e ha condiviso i suoi ricordi del 2006 in occasione del festival della Serie A svoltosi al Teatro Regio di Parma lo scorso giugno. La mancanza di figure di altissimo livello tra gli allenatori e i dirigenti, a fronte dei grandi campioni che quella generazione ha espresso, rappresenta un'anomalia interessante nel panorama calcistico italiano contemporaneo.