Prosegue il dibattito tra medicina moderna e tradizioni spirituali in Italia. Questa volta al centro della controversia c'è l'adozione del Reiki presso il reparto di oncologia dell'ospedale di Pesaro, una pratica meditativa di origine giapponese utilizzata dagli operatori sanitari per alleviare l'ansia e lo stress dei pazienti sottoposti a cure tumorali.
La scelta della struttura pesarese, pensata come supporto complementare al percorso terapeutico tradizionale, ha suscitato una reazione critica da parte dell'AIE (Associazione Internazionale degli Esorcisti). Secondo l'organizzazione, il Reiki rappresenterebbe una forma di spiritismo che comporterebbe rischi dal punto di vista spirituale, soprattutto per i fedeli cattolici. Gli esorcisti contestano quindi la pratica presso una struttura pubblica, ritenendola incompatibile con i principi religiosi cristiani.
Il Reiki, tecniche basata sulla trasmissione energetica attraverso le mani, è sempre più diffuso nelle strutture sanitarie occidentali come strumento di supporto al benessere psicologico. Molti ospedali lo hanno integrato nei programmi di assistenza ai pazienti per ridurre i sintomi dell'ansia e migliorare la qualità della vita durante i trattamenti medici. L'ospedale di Pesaro ha seguito questa tendenza, considerando il Reiki come una risorsa integrativa e non sostitutiva della medicina convenzionale.
La posizione dell'AIE riaccende il dialogo tra visioni del mondo diverse: quella scientifica e secolare che guarda a pratiche olistiche come strumenti empirici di benessere, e quella religioso-tradizionale che interpreta tali discipline come interferenze nel campo spirituale. La questione resta aperta e probabilmente continuerà a generare dibattiti negli ambienti ecclesiastici e sanitari italiani.