Sorride il sipario sulla sessantesima edizione del Festival teatrale di Borgio Verezzi con una proposta di rilievo: il Don Giovanni di Molière, allestimento che coniuga tradizione e innovazione sotto la direzione artistica di Carlo Sciaccaluga. La sceneggiatura affonda le radici nella celebre traduzione di Edoardo Sanguineti, mantenendo intatta la potenza narrativa di un'opera nata dal genio di Tirso de Molina nel Seicento come "El burlador de Sevilla". Quella che emerge dal palcoscenico è una figura universale e inquietante: non un semplice seduttore, bensì un uomo che osa sfidare l'ordine divino, per il quale il castigo celeste rappresenta il capitolo finale di un'esistenza ribelle.

Sciaccaluga ha firmato una lettura impeccabile del testo francese, creando uno spazio scenico che funziona da contrappunto ideale alle vicende narrate. L'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova ha realizzato una struttura centrale decentrata circondata da rocce minori, il cui culmine rappresenta un vulcano attivo con vapori emergenti e un inferno fiammeggiante celato al suo interno. Questo panorama surreale e indeterminato offre la cornice perfetta per le avventure senza collocazione temporale del protagonista e del suo servo Sganarello.

La regia gioca con intelligenza sulle corde della contemporaneità, inserendo dettagli come lo smartphone della contadina Carlotta tra gli elementi narrativi. Sciaccaluga trasforma il ribelle seicentesco in un personaggio carismatico e travolgente, capace di trascinare il pubblico direttamente dentro le sue sfide e riflessioni filosofiche, creando un legame quasi sensoriale con la platea. Lo spettacolo procede con scorrevolezza, alternando momenti comici di straordinaria leggerezza ai picchi di tensione drammatica, grazie anche all'apporto di Leonardo Nicolini come assistente alla regia.

A portare sulle spalle il progetto è un ensemble di eccellente fattura. Simone Toni incarna un Don Giovanni magnetico e consapevole della propria forza corruttrice, mentre Enzo Paci veste i panni di Sganarello con una comicità naturale e disarmante, ricoprendo il difficile ruolo di antagonista critico nei confronti del padrone. Le tre attrici Federica Castellini, Giorgia Coco e Francesca Osso hanno saputo orchestrare con agilità il passaggio tra i diversi personaggi femminili, mantenendo coerenza espressiva attraverso le continue metamorfosi sceniche. La scena dei contadini rappresenta uno dei momenti di maggior impatto umoristico, controbilanciata dalla tensione drammatica che sale negli atti conclusivi.

Il pubblico presente alla premiere ha accolto lo spettacolo con entusiasmo manifesto, tributando calorosi applausi ai protagonisti e al lavoro collettivo della troupe. La serata del festival si ripete immediatamente, segnale della qualità convincente di questa proposta artistica. La coproduzione tra il Teatro Nazionale di Genova e la compagnia Gli incauti si conferma così come una scommessa vinta sul palcoscenico della Liguria, regalando alla provincia un momento di teatro di assoluto livello.