Mario Adinolfi, fondatore del movimento Popolo della Famiglia e noto giornalista, si dichiara totalmente estraneo alle accuse mosse nei suoi confronti dalla Guardia di Finanza. Sottoposto a misura cautelare con monitoraggio elettronico, l'uomo ha diffuso una nota in cui sostiene la propria innocenza e critica quella che definisce come una vera e propria congiura mediatica e giudiziaria ordita per colpirlo. Nel comunicato, Adinolfi paragona la sua situazione a quella biblica di Davide di fronte a Golia, ringraziando chi gli ha manifestato vicinanza in questi giorni difficili.

Le accuse che pendono su Adinolfi riguardano fatti di truffa ed evasione fiscale. Il politico contesta in particolare l'imposizione del braccialetto elettronico, sostenendo che a Roma una simile misura viene normalmente riservata a chi ha commesso crimini violenti. Nel mirino del 54enne finiscono anche le principali trasmissioni televisive della fascia prime time, alle quali rimprovera di averlo già condannato mediaticamente senza usare le dovute cautele linguistiche. Adinolfi punta il dito soprattutto contro il programma Le Iene, accusandolo di aver ispirato un metodo di comunicazione che definirebbe devastante, capace di rovinare migliaia di esistenze.

Un aspetto centrale della difesa di Adinolfi riguarda le cifre relative all'associazione Cristo Regna. Secondo il suo racconto, i fondi effettivamente movimentati dall'organizzazione ammonterebbero a soli tremila euro, non ai tre milioni che sarebbero stati diffusi dai media. Questa discrepanza rappresenterebbe, a suo giudizio, una delle prove dell'esagerazione sistematica a suo danno da parte della comunicazione pubblica.

Sul tema delle scommesse, Adinolfi sceglie una via di confessione parziale. Riconosce infatti di dedicarsi al gioco d'azzardo ormai da decenni, pratica che dice di condividere frequentemente con altre persone ma sempre senza esercitare pressioni su chiunque. Descrive il meccanismo come una pratica collettiva dove alcuni participanti avrebbero ottenuto guadagni mentre altri hanno subito perdite, inquadrando il tutto nel contesto delle «obbligazioni naturali non ripetibili» secondo il codice civile.

Per quanto concerne le accuse di arricchimento personale, Adinolfi nega categoricamente di possedere orologi di lusso, opere d'arte, imbarcazioni, lingotti preziosi o di aver mai sostenuto viaggi costosi verso mete esotiche come le Maldive e l'Egitto, paesi nei quali afferma di non essere mai stato. A sostegno di queste negazioni cita il vasto archivio documentale di decenni di attività pubblica, composto da migliaia di immagini e video, nei quali sostiene di non indossare mai gioielli di valore. Assistito legalmente dall'avvocato Riccardo Di Lorenzo, Adinolfi si prepara a una battaglia su più fronti, contestando anche la presunta violazione del segreto dell'istruttoria.