A pochi giorni dal referendum sulla riforma della giustizia in programma per domenica e lunedì, emerge una riflessione critica sulla reale natura del dibattito pubblico intorno al quesito costituzionale. Ufficialmente la consultazione dovrebbe vertere sull'adeguamento della Costituzione secondo i principi della riforma Vassalli, quel disegno legislativo concepito da un partigiano che mirava a trasformare il processo penale italiano da modello inquisitorio fascista, eredità di Mussolini e Rocco, a sistema equilibrato tra accusa e difesa come nelle democrazie consolidate.
Tuttavia, l'atmosfera che circonda il voto tradisce un'altra realtà. Secondo gli osservatori, le resistenze che emergono da più fronti politici nasconderebbero meno la volontà di preservare l'ordine giudiziario e più l'esigenza di opporre resistenza all'esecutivo in carica. Una dinamica che rivela la fragilità strutturale dei partiti moderati, già provati dalla perdita di rilevanza nei sistemi politici contemporanei, come dimostrato dal recente tracollo di Emmanuel Macron alle amministrative francesi.
In Italia, la situazione dei centristi appare ancora più critica. Esponenti come Carlo Calenda e Matteo Renzi, pur godendo di apprezzamento trasversale per specifiche posizioni di equilibrio, faticano nei consensi elettorali proprio perché la figura del moderato risulta priva di una narrazione convincente agli occhi dell'elettorato. Storicamente, persino la Democrazia Cristiana, frequentemente descritta come partito moderato, celava una realtà assai più pragmatica e meno ideologica di quanto raccontato.
La vera preoccupazione riguarda le conseguenze di una sconfitta del Sì. Se prevalesse il No, i riformisti insieme ai centristi subirebbero un ulteriore declino, confermando l'incapacità delle forze intermedie di incidere sui processi decisionali nazionali. Questa prospettiva solleva interrogativi più ampi sulla funzione stessa del Parlamento italiano, sempre più svuotato di potere di indirizzo e ridotto a mero strumento di conflittualità tra schieramenti antagonisti, dove il merito delle questioni cede completamente al tifo politico.