Monsignor Gianni Fusco, avvocato della Rota romana e docente di diritti umani presso la Lumsa e la Link University, ha preso posizione a favore della riforma sulla separazione delle carriere giudiziarie, partecipando all'evento "Insieme per il Sì" organizzato a Roma da un comitato promotore della misura. Insieme a lui erano presenti il ministro Adolfo Urso, la consigliera del Csm Isabella Bertolini, l'ex presidente della Corte dei Conti Tommaso Miele e il senatore Francesco Zaffini.

In un'intervista esclusiva, Fusco ha spiegato le ragioni del suo sostegno evidenziando la sua qualifica di giurista e la sua lunga osservazione del dibattito sulla giustizia. Ha inoltre richiamato l'esempio del Vaticano, dove la separazione tra magistrati e pubblici ministeri è consolidata da decenni. Papa Francesco, ha ricordato, ha formalizzato questa distinzione pochi anni fa proprio per rafforzare l'imparzialità dei giudici e garantire processi il più possibile obiettivi.

Fusco ha sottolineato che la questione della separazione delle carriere non è nuova: risale ai lavori costituenti di ottanta anni fa, quando tutti gli schieramenti politici, dalla destra alla sinistra, l'hanno dibattuta. Il Partito Democratico stesso ha incluso questa riforma nel proprio programma elettorale del 2022, dimostrando come non si tratti di una questione partitica. Proprio per questo, secondo Fusco, sorprende la durissima contrapposizione tra maggioranza e opposizione nella campagna referendaria attuale.

Rigettando le critiche secondo cui la riforma permetterebbe al governo di controllare i pubblici ministeri, il docente vaticano ha evidenziato che tale rischio non emerge dal testo normativo. Al contrario, ha affermato che l'influenza politica sui magistrati attraverso le correnti è oggi molto rilevante e potrebbe essere limitata proprio dal sorteggio previsto dalla riforma. Pur riconoscendo che questa modifica non risolverà tutti i problemi del sistema giudiziario italiano e che saranno necessari ulteriori interventi, Fusco ritiene che essa rappresenti un passo fondamentale per garantire quella terzietà del giudice sancita dall'articolo 111 della Costituzione.

Il giurista ha espresso preoccupazione per l'eccessiva politicizzazione della campagna referendaria, ritenendo che una discussione così polarizzata non aiuti i cittadini a comprendere nel merito le implicazioni della riforma. Ha auspicato una maggiore collaborazione tra le forze politiche, sottolineando che la separazione delle carriere rappresenta un'istanza di interesse generale per la qualità della giustizia nel Paese.