Durante il vertice della Nato conclusosi mercoledì ad Ankara, il presidente turco Recep Tayip Erdogan ha sorpreso i leader internazionali con un dono piuttosto singolare: revolver personalizzati per ciascun partecipante. La premier italiana Giorgia Meloni rientra tra i destinatari di questo presente, insieme a figure di rilievo come la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa.
Si tratta di pistole Sarsilmaz Sr 38, modello semiautomatico di produzione turca destinato all'uso sportivo. Ogni arma è stata incisa con il nome del leader designato sulla canna e accompagnata da documentazione ufficiale firmata personalmente da Erdogan, volta a consentirne l'esportazione secondo le normative turche. Le confezioni regalo includevano inoltre munizioni e una lettera del padrone di casa.
La scelta del presente ha generato qualche imbarazzo tra i presenti, con risvolti differenti a seconda della legislazione nazionale di ciascuno. Il primo ministro britannico Keir Starmer, già in difficoltà per questioni politiche interne dopo l'annuncio delle sue dimissioni da Downing Street, ha dovuto rinunciare al dono poiché trasportare un'arma da fuoco nel Regno Unito avrebbe violato la legge britannica. Ha pertanto autorizzato la distruzione della pistola ancora in territorio turco.
In Italia la situazione si presenta diversamente sotto il profilo normativo: la legislazione italiana consentirebbe effettivamente l'importazione dell'arma. Tuttavia, Meloni ha preferito una scelta più cauta, optando per non aggiungerla alla collezione ufficiale di doni ricevuti dai leader stranieri, generalmente conservati presso i magazzini di Palazzo Chigi. Questa decisione riflette probabilmente una volontà di evitare possibili polemiche nel contesto politico nazionale.
L'episodio sottolinea le diverse implicazioni che gesti diplomatici apparentemente identici possono avere quando confrontati con i quadri normativi dei singoli stati. Mentre alcuni colleghi europei hanno ritenuto opportuno accettare il presente nel suo valore simbolico, altri hanno preferito una maggiore cautela, considerando sia le questioni legali che l'opportunità politica di simili omaggio nel contesto dei rapporti istituzionali.