Tensione alta sulla linea di bilancio destinata agli armamenti. Nel corso della prima manifestazione unitaria del campo progressista a Napoli, i leader dell'opposizione hanno lanciato una sfida frontale all'esecutivo sui finanziamenti militari programmati dal governo Meloni. La critica principale riguarda i 19 miliardi già inseriti nella prossima legge di bilancio per incrementare la spesa difensiva, un impegno che l'Italia ha assunto durante il vertice Nato di Ankara insieme agli altri 30 alleati, con l'obiettivo di aumentare ulteriormente le risorse belliche entro il 2035.
Giuseppe Conte, presidente del Movimento Cinque Stelle, ha posto la questione in termini di scelte prioritarie per il Paese. Il leader pentastellato ha chiesto pubblicamente dove il governo troverà questi miliardi in un contesto economico segnato da famiglie sempre più in difficoltà e imprese sovraccariche da tasse. Secondo Conte, l'effetto complessivo della gestione Meloni è un generale impoverimento della popolazione mentre si arricchiscono i grandi gruppi industriali e gli interessi forti dell'economia. Una visione che accomuna tutti gli attori della coalizione di sinistra presente all'evento.
Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di Alleanza Verdi Sinistra, ha inquadrato la questione come una scelta non solo economicamente insostenibile ma anche politicamente problematica. Fratoianni ha sottolineato come la stessa cifra potrebbe rendere stabili circa trentamila docenti universitari precari del nostro sistema accademico, impiegandone un decimo del budget militare previsto. Il politico ha inoltre affermato che, a dispetto della retorica governativa e delle frequenti frizioni pubbliche con l'amministrazione statunitense, l'Italia rimane di fatto subordinata agli interessi americani nelle scelte strategiche internazionali.
Anche la segretaria dem Elly Schlein ha intervenuto dal palco per richiamare l'articolo 11 della Costituzione italiana, che ripudia esplicitamente la guerra come strumento di politica nazionale. Schlein ha invocato una decisa presa di distanza dalle conflittualità globali, citando le operazioni belliche di Trump, Netanyahu e Putin come esempi di una deriva autoritaria che mira a sostituire il diritto internazionale con la legge del più potente. Sulla stessa frequenza Angelo Bonelli, anch'egli di AVS, che ha denunciato l'incoerenza del governo: lo stesso esecutivo che sostiene di non avere risorse per alzare i salari o finanziare adeguatamente la sanità pubblica trova invece fondi cospicui per le industrie degli armamenti.
L'asse progressista costruisce quindi una narrazione unitaria sulla questione bellica e sui bilanci della difesa, cercando di trasformare il tema in un elemento di distinzione politica chiara rispetto al governo. Il dibattito si inserisce in una più ampia contesa sulle priorità di spesa pubblica in un momento di tensioni geopolitiche crescenti e di crisi economiche ricorrenti che colpiscono i bilanci familiari italiani.