A distanza di un anno dal Serale di Amici di Maria De Filippi, Senza Cri ha deciso di condividere con i suoi follower una testimonianza intima e coraggiosa sulla propria identità di genere. Attraverso un carosello pubblicato su Instagram, il cantante ha assemblato scatti e videoclip che compongono un mosaico personale della sua storia, accompagnati da parole destinate a raggiungere tutte le persone non binarie. "La mente in burrasca, ma il cuore pulso. Questo sono io, non vedo l'ora di incontrarvi dal vivo", il messaggio che introduce la raccolta di contenuti.

Tra gli scatti condivisi emerge una foto particolarmente significativa: l'artista ritratto mentre piange subito dopo una sessione di binding, la pratica di compressione del petto mediante fasce elastiche o nastri adesivi specifici. Senza Cri ha spiegato che l'immagine risale all'estate precedente, quando aveva provato a ricorrere al nastro con conseguenze dolorose. Nel commentare il post, ha esteso un supporto esplicito a chiunque ogni giorno si costruisce un'identità personale autentica, sottolineando: "La mia storia, le vostre".

La testimonianza dell'artista non è nuova al dibattito pubblico. Qualche tempo fa, durante una partecipazione a Le Iene, Senza Cri aveva offerto un'analisi profonda della propria condizione, dichiarando di utilizzare pronomi neutri e maschili. Ha tracciato il percorso che l'ha condotto dall'innocenza infantile, quando vivere semplicemente era sufficiente, alla necessità crescente di spiegare e giustificare la propria esistenza agli occhi degli altri. "Credevo di essere un problema", ha confessato, descrivendo come il corpo in trasformazione fosse accompagnato da un'anima che si rimpiccioliva.

Nel monologo televisivo, Senza Cri ha approfondito la pressione dello sguardo altrui e come questa abbia plasmato le sue scelte corporee nel corso degli anni. Ha poi operato una rotazione concettuale significativa: se inizialmente aveva visto la propria diversità come un difetto, successivamente ha riconosciuto in quella stessa anomalia una responsabilità e un percorso verso un futuro personale autentico. "Essere la pecora nera è stato contemporaneamente sofferenza e opportunità", ha sintetizzato.

Il messaggio conclusivo di Senza Cri racchiude la visione di una società capace di operare una "rivoluzione gentile e genuinamente umana", dove persone come lui non debbano giustificarsi semplicemente per esistere. Ha affermato di possedere sia paura che coraggio, quest'ultimo manifestato nella determinazione di non abbandonare nessuno e nell'affermazione consapevole del proprio diritto a occupare spazio. La musica rimane per lui il linguaggio ultimo, quello che continuerà a parlare anche quando le parole tradizionali avranno termine.