La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito un principio destinato a influenzare la gestione del diritto d'autore nel continente: le opere che hanno perso la protezione intellettuale in uno Stato membro possono essere rese accessibili gratuitamente sulla rete, anche qualora rimangono tutelate in altre nazioni europee. L'unica condizione è implementare sistemi tecnologici robusti che ne limitino l'accesso ai soli utenti dei territori dove la libera diffusione è consentita.
La sentenza arriva da una controversia che ha coinvolto il mondo della letteratura e della memoria storica. Al centro della disputa figurano i manoscritti di Anna Frank, oggetto di un contenzioso fra l'Anne Frank Fonds, organizzazione che detiene i diritti sulle opere della giovane scrittrice, e l'Anne Frank Stichting, ente preposto alla conservazione della casa di Amsterdam e alla valorizzazione dell'eredità culturale del celebre Diario. Nel settembre 2021, l'Anne Frank Stichting insieme ad altri partner ha deciso di mettere a disposizione online un'edizione scientifica dei manoscritti originali in forma completamente gratuita, proteggendo però l'accesso tramite un meccanismo di geolocalizzazione che impedisce ai visitatori provenienti dai Paesi dove i diritti rimangono in vigore di consultarli.
I magistrati di Lussemburgo hanno confermato la legittimità di questo approccio, sottolineando che un sistema di blocco territoriale basato sulle tecnologie più evolute costituisce una salvaguardia efficace, anche nel caso in cui utenti determinati potessero potenzialmente aggirarla ricorrendo a strumenti quali le reti private virtuali. Tuttavia, la Corte ha precisato che qualora il blocco geografico non sia adeguatamente strutturato, il mancato rispetto dei diritti d'autore ricadrà esclusivamente sulla responsabilità di chi ha caricato il contenuto online, mentre i fornitori di servizi Vpn non potranno essere considerati responsabili della violazione.
La decisione rappresenta un equilibrio delicato fra due interessi legittimi: da un lato la necessità di preservare i diritti economici e morali degli autori e dei titolari di diritti, dall'altro la crescente esigenza di garantire l'accesso al patrimonio culturale e alla memoria collettiva. La sentenza sottolinea inoltre che in assenza di un geoblocco funzionante, la diffusione gratuita dell'opera configura una comunicazione al pubblico non autorizzata che viola i diritti patrimoniali del titolare.
Questa pronuncia avrà probabilmente conseguenze significative per archivi digitali, biblioteche virtuali e progetti di digitalizzazione del patrimonio europeo, stabilendo criteri chiari su come muoversi negli spazi grigi creati dalle diverse normative nazionali sul diritto d'autore. Molti enti culturali potranno ora riconsiderare le proprie strategie di pubblicazione online di opere storiche e letterarie, valutando l'implementazione di sofisticati sistemi di controllo geografico per rispettare le diverse tempistiche di cadenza della protezione intellettuale nei vari ordinamenti comunitari.