Una nuova frattura nelle relazioni tra l'Italia e la Russia emerge dal settore della sicurezza nazionale. Il governo italiano ha deciso di espellere due funzionari dell'ambasciata russa con incarichi militari, ritenuti responsabili di operazioni di intelligence ritenute lesive per gli interessi nazionali. La decisione rappresenta l'escalation di un'inchiesta che ha coinvolto anche un ex operativo dei servizi segreti italiani, arrestato con l'accusa di collaborazione con Mosca.
L'ambasciatore russo Alexei Paramonov è stato convocato presso il ministero degli Affari Esteri per ricevere la comunicazione ufficiale. La sua risposta non si è fatta attendere: attraverso un messaggio pubblicato sulla piattaforma Telegram, il diplomatico ha lanciato un'offensiva verbale contro Roma. Nel post, accompagnato da una foto scattata davanti alla sede della Farnesina, Paramonov ha criticato pesantemente la gestione italiana degli affari esteri, puntando il dito contro il segretario generale Riccardo Guariglia, descritto come la vera forza motrice dietro le decisioni diplomatiche del Paese. Secondo il rappresentante russo, l'obiettivo italiano sarebbe ridurre l'influenza di Mosca attraverso espulsioni di diplomatici, una strategia destinata al fallimento.
Nel suo intervento, Paramonov ha fatto un paragone scaturito poco lusinghiero per l'Italia: mentre la Russia può vantare figure di spicco come Vladimir Putin e Sergej Lavrov, l'Italia mancherebbe attualmente di leader della medesima caratura internazionale, nonostante il suo straordinario patrimonio storico e culturale. Ha quindi auspicato che il nostro Paese possa recuperare quella autonomia e quella visibilità diplomatica che aveva caratterizzato periodi precedenti.
La risposta di Mosca non si è limitata alle dichiarazioni pubbliche. Il ministero degli Esteri russo ha annunciato l'espulsione di due addetti militari italiani dall'ambasciata di Mosca, applicando il principio della reciprocità diplomatica. Una contromossa che il governo Putin ha presentato come inevitabile conseguenza della decisione italiana. Da Roma è arrivata la controreplica del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il quale ha respinto le accuse di Paramonov sottolineando che i due espulsi erano effettivamente coinvolti in attività di spionaggio ai danni della sicurezza dello Stato, fatto supportato da prove concrete secondo l'esecutivo.
Lo scontro tra i due Paesi si articola su un doppio livello: da un lato quello operativo della sicurezza, con accuse concrete di intelligence illegale; dall'altro quello simbolico della proiezione geopolitica e della leadership internazionale. La crisi mette in evidenza le crescenti tensioni tra Roma e Mosca in un contesto europeo già segnato da profonde divisioni legate al conflitto ucraino e alle sanzioni occidentali nei confronti della Russia.