Massimo Giletti torna a parlare del caso che coinvolge il giornalista Sigfrido Ranucci, lasciando intendere che nelle prossime settimane potrebbero emergere elementi decisivi. Durante un'intervista al festival letterario "Il Libro Possibile" in corso tra Polignano a Mare e Vieste (organizzato da Pirelli), il popolare volto televisivo ha voluto precisare il suo ruolo nella vicenda, sottolineando come sia stato lui il primo a identificare i responsabili dell'attentato con l'esplosivo.
"Sono stato io a stabilire che i criminali arrivavano da una Fiat 500 proveniente dalla Campania e che avevano legami con la Camorra", ha dichiarato Giletti ai microfoni dell'ANSA, prima di esibirsi sul palco insieme al direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci. Il giornalista ha mantenuto una posizione cauta sui dettagli, affermando di conoscere "da tempo" gli sviluppi della storia, ma ha chiaramente alludito a un "colpo di scena molto delicato" riguardante le vere motivazioni dietro l'episodio.
Nella stessa occasione, Giletti ha rivolto critiche durissime a Walter Lavitola, definendolo "un criminale" e precisando di non avere alcun rapporto con personalità di questo genere. Il conduttore ha fatto riferimento a un'intercettazione della Dia in cui il nome di Berlusconi era associato a pressioni per "chiudere" i suoi programmi. "Non andrei mai a cena con Lavitola", ha affermato con fermezza, esprimendo perplessità anche sulle ragioni per cui Ranucci avrebbe instaurato un rapporto di amicizia con una persona ritenuta tanto controversa.
Durante lo stesso evento, Giletti ha ripercorso anche la sua esperienza nel caso di Garlasco, evidenziando come la violenza dell'omicidio di Chiara Poggi suggerisca il coinvolgimento di qualcuno spinto da un rifiuto personale o dal desiderio possessivo. Ha sottolineato come la sua investigazione giornalistica fosse basata esclusivamente sulla documentazione processuale, indipendentemente dalle pressioni esterne, ribadendo il principio fondamentale della sua professione: non essere ideologico né schierato, ma guidato unicamente dalla ricerca della verità e dalla passione per il proprio lavoro.
Il conduttore ha approfittato dell'occasione anche per riflettere sul suo percorso professionale, sottolineando come non abbia mai tradito i propri principi editoriali nonostante le critiche e come i numeri televisivi conquistati nel corso degli anni rappresentino un riconoscimento autentico del pubblico. "Non posso essere accusato di aver fatto qualcosa per un favore personale", ha concluso, definendo questa indipendenza come una caratteristica rara nel panorama giornalistico italiano.