L'inchiesta sulla corruzione intorno al mega-appalto per il conferimento delle terre e rocce provenienti dai cantieri della linea ferroviaria ad alta velocità Napoli-Bari continua ad allargarsi. Dopo i tre indagati emersi a giugno, la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha esteso le investigazioni a cinque nuove persone, tra cui un funzionario di Rfi, la società gestrice della rete ferroviaria nazionale. I magistrati Anna Ida Capone e Giacomo Urbano, coordinati dal procuratore Pierpaolo Bruni, ricostruiscono un articolato sistema di mazzette che avrebbe caratterizzato l'assegnazione dell'appalto da oltre 9 milioni di euro per lo smaltimento di 2 milioni di metri cubi di materiale di scavo.

Al centro dello schema corruttivo figura Domenico Semplice, dipendente Rfi, che secondo le ipotesi investigative avrebbe ricevuto una tangente di quasi 500mila euro in cambio del suo supporto nell'aggiudicazione dell'appalto all'imprenditore casertano Antonio Luserta. Semplice è indagato per corruzione insieme alla moglie Laura Arena, avvocato. Gli altri quattro indagati sono lo stesso Luserta, gli imprenditori delle cave Giovanni Sferragatta e Vincenzo Bifulco, e l'architetto Gaetano Sacco, che fungeva da consulente del gruppo imprenditoriale. Ai tre nomi iniziali di Carlo Marino (ex sindaco di Caserta che avrebbe incassato 200mila euro), Antonio Luserta e l'avvocato Vincenzo Iorio, si aggiungono dunque questi cinque soggetti.

I carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno eseguito stamattina perquisizioni nei confronti di Semplice e degli altri indagati, sequestrando elementi significativi dell'illecito: oltre a diverse mazzette di banconote contante, gli inquirenti hanno trovato e sequestrato un orologio di lusso dal valore di 80mila euro. Il rinvenimento conferma le dimensioni del sistema di tangenti che, secondo gli elementi investigativi raccolti, coinvolgerebbe potenzialmente altri imprenditori del settore estrattivo, sospettati di aver versato ulteriori somme al funzionario Rfi per assicurarsi contratti favorevoli.

La prima fase dell'indagine risale al 22 giugno, quando furono effettuate perquisizioni che portarono alla scoperta della tangente versata a Marino per facilitare l'aggiudicazione dell'appalto. La ricostruzione dei magistrati descrive un meccanismo consolidato: Marino, attraverso il suo collaboratore Iorio, avrebbe usato la sua posizione istituzionale per orientare le decisioni di Rfi in favore di Luserta, ricevendo in cambio una cospicua tangente. Parallelamente, lo stesso Semplice avrebbe ricevuto compensi illeciti dall'imprenditore e potenzialmente da altri operatori del settore per assicurare l'aggiudicazione e la gestione favorevole dell'appalto relativo allo smaltimento dei 2 milioni di metri cubi di terre e rocce provenienti dai cantieri della linea ferroviaria Napoli-Bari, ancora in fase di realizzazione.