Una svolta affascinante arriva dai laboratori della Tufts University e del Wyss Institute: gli xenobot, organismi biologici minuscoli costruiti da cellule staminali di rana, hanno appena ricevuto un upgrade straordinario. Per la prima volta, i ricercatori hanno integrato con successo un sistema nervoso primitivo in questi microrobot viventi, creando quella che viene già chiamata una nuova categoria: i neurobot. Lo studio, pubblicato sulla rivista Advanced Science, rappresenta un passo cruciale nella convergenza tra biologia sintetica e intelligenza biologica.

Gli xenobot non sono una novità assoluta. Erano stati sviluppati per la prima volta nel 2020 da team di ricercatori dell'istituto Wyss, della Tufts University e dell'University of Vermont, che li descrivevano come una categoria ibrida: né robot nel senso tradizionale, né organismi viventi convenzionali, bensì entità biologiche programmabili capaci di muoversi autonomamente in ambienti acquatici e persino di autoreplicarsi. Finora, però, una componente cruciale mancava: un vero sistema nervoso.

Il team ha affrontato la sfida in modo innovativo. Durante i primi istanti di formazione degli xenobot, i ricercatori hanno impiantato cellule progenitrici neuronali, ossia cellule destinate a trasformarsi in neuroni veri e propri. Il risultato è stato sorprendente: le cellule non solo hanno attecchito, ma si sono organizzate spontaneamente sulla superficie dei neurobot differenziandosi in neuroni maturi con tanto di connessioni assonali e dendritiche. "Tutto questo è accaduto naturalmente in un contesto biologico completamente nuovo", ha spiegato Haleh Fotowat, prima autrice dello studio. Michael Levin, co-autore della ricerca, ha aggiunto che il team voleva semplicemente comprendere "cosa succederebbe fornendo a questi biobot le materie prime necessarie per costruire un sistema nervoso".

Le implicazioni pratiche sono potenzialmente rivoluzionarie. I neurobot potrebbero diventare strumenti straordinari per riparare danni al midollo spinale, ripulire le arterie da placche ostruttive o somministrare farmaci direttamente dove necessario all'interno del corpo umano. Oltre agli xenobot derivati da rana, i ricercatori stanno esplorando anche gli antrobot, versioni costruite con cellule umane, che potrebbero rivelarsi ancora più versatili dal punto di vista medico. Gli autori dello studio sottolineano che questa scoperta potrebbe fornire le conoscenze fondamentali per affrontare problemi medici che oggi ancora non siamo in grado neanche di immaginare completamente.

Questo avanzamento segna un momento cruciale nella ricerca biomedica, dove la biologia sintetica inizia a integrare caratteristiche sempre più complesse. La capacità dei neurobot di auto-organizzarsi e modificare il proprio comportamento grazie alle cellule nervose apre scenari fino a poco tempo fa confinati nella fantascienza, trasformandoli in possibilità concrete di ricerca e applicazione clinica.