La criminalità organizzata napoletana ha trovato un nuovo terreno di conquista nel cybercrimine. Le indagini condotte tra il 2022 e il 2024 dai Carabinieri del Nucleo Investigativo partenopeo, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, hanno portato alla luce un'operazione su larga scala messa in piedi da affiliati al clan Mazzarella. Sedici persone sono state arrestate con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata a truffe informatiche e accesso abusivo a sistemi telematici. Le indagini hanno permesso di sequestrare circa un milione di euro, smantellando una struttura sofisticata dedita a raggirare i cittadini attraverso internet.

I metodi utilizzati dai criminali erano particolarmente insidiosi e ben orchestrati. I truffatori contattavano le vittime via email o telefonicamente fingendo di rappresentare istituti bancari legittimi. Nelle chiamate telefoniche utilizzavano la tecnica del Caller ID Spoofing, che consente di visualizzare numeri falsi sul display delle vittime per aumentare la credibilità della comunicazione. Le persone contattate venivano poi indirizzate verso siti web contraffatti, praticamente identici agli originali, dove inserivano i propri dati sensibili.

In altri scenari, gli stessi criminali si spacciavano per operatori antifrode bancari, agenti della Polizia Postale o carabinieri. Con questa foglia di fico istituzionale, convincevano le vittime a effettuare bonifici urgenti, sostenendo che ciò fosse necessario per proteggere i loro conti da presunte operazioni illecite in corso. Una strategia che sfruttava la fiducia nelle istituzioni e l'ansia della possibile perdita di denaro per ottenere il trasferimento immediato di fondi.

Parallelamente, i militari della Guardia di Finanza hanno smantellato un secondo sodalizio criminale in collegamento con il clan dei Casalesi. Due arresti sono stati effettuati per associazione a delinquere e autoriciclaggio. Anche in questo caso, i malviventi utilizzavano phishing, vishing e smishing per contattare le vittime via email, telefono e messaggi SMS. Dalle circa 800.000 euro sottratti a trentotto persone, il 40 per cento finiva direttamente nelle casse del clan. I criminali impiegavano tecniche ancora più sofisticate, riuscendo a attivare SIM card duplicate associate ai conti correnti delle vittime, una pratica nota come SIM swapping che permetteva loro di ricevere i codici di autenticazione a due fattori e completare le transazioni fraudolente.

Queste operazioni evidenziano un'evoluzione preoccupante della delinquenza mafiosa. I clan tradizionali, storicamente legati al racket e al traffico di droga, hanno scoperto nel cybercrimine un'attività più redditizia e apparentemente meno rischiosa. Le piattaforme digitali consentono di operare a distanza, raggiungere un numero maggiore di vittime e rendere più difficile il tracciamento delle responsabilità. Le forze dell'ordine rimangono tuttavia attente: i recenti arresti dimostrano che anche nel mondo virtuale il braccio della giustizia riesce a raggiungere i criminali, specialmente quando dietro lo schermo si cela l'eredità della vecchia criminalità organizzata.