Mario Adinolfi si trova sottoposto a custodia domiciliare a seguito di un'ordinanza che lo vede coinvolto in accuse di natura fiscale e commerciale. In risposta a questa situazione giudiziaria, ha deciso di intervenire con una nota ufficiale in cui rivendica con fermezza la propria estraneità alle imputazioni che gli vengono mosse.
"Dinanzi ai magistrati posso asserire con certezza una cosa soltanto: la mia totale innocenza", ha dichiarato Adinolfi, cercando di tracciare una linea netta tra sé e le accuse rivoltegli. Nel contesto di questa vicenda, ha anche voluto esprimere gratitudine verso coloro che gli hanno mostrato vicinanza, menzionando esplicitamente tanto sostenitori quanto alcuni suoi oppositori politici.
Secondo quanto riferito direttamente dall'interessato, egli affronta questa fase della sua vita mantenendo una sorta di equilibrio emotivo che attribuisce alle proprie convinzioni religiose. Tuttavia, non ha risparmiato critiche sulla situazione, descrivendola come caratterizzata da profonda ingiustizia nei confronti sia di se stesso che della sua famiglia.
Nella sua dichiarazione ha utilizzato una metafora biblica, paragonando la propria condizione a quella di Davide nella celebre storia dell'Antico Testamento, suggerendo che nelle prove più difficili emergono le qualità più nobili. La gestione della comunicazione da parte di Adinolfi punta così a sottolineare il contrasto tra quello che lui considera il peso della situazione e la fiducia che mantiene nella sua riscossa legale e personale.