HBO Max aggiunge alla sua offerta una nuova docu-serie originale dedicata a uno dei capitoli più drammatici della storia industriale italiana. La produzione, intitolata "Seveso - Il disastro della diossina", sarà disponibile in esclusiva sulla piattaforma e rappresenta un ritorno ai fatti salienti di una catastrofe che mezzo secolo fa scosse il Paese e il resto del mondo.

Il 10 luglio 1976, nello stabilimento Icmesa di Meda, un comune della Brianza alle porte di Milano, si verificò un incidente che avrebbe marchiato per sempre quella zona della Lombardia. L'azienda, controllata da una multinazionale svizzera e specializzata nella produzione di sostanze chimiche destinate ai settori cosmetico e farmaceutico, rilasciò nell'atmosfera quantità considerevoli di diossina. A differenza di altri inquinanti, questo veleno rappresentava una minaccia silenziosa e subdola: tossico, cancerogeno nel tempo e incapace di degradarsi naturalmente, si accumulava progressivamente negli organismi viventi, nel suolo e nelle acque.

Ciò che rese ancora più grave la situazione fu il tentativo di coprire quanto accaduto. Vertici aziendali e alcuni rappresentanti politici cercarono di minimizzare l'entità del disastro e di occultare la verità ai cittadini. Nonostante questi sforzi, l'evento non poteva essere tenuto celato e finì per scuotere profondamente la consapevolezza collettiva sulla vulnerabilità dell'ambiente e sui rischi legati all'industrializzazione non controllata.

La docu-serie, articolata in tre episodi, è frutto della collaborazione tra Fandango, casa di produzione storica italiana, e Feltrinelli, con la regia di Chiara Battistini. Il progetto affonda le radici in un podcast originale di Audible dal titolo "Seveso - la Chernobyl d'Italia", da cui la sceneggiatura è stata sviluppata da una squadra di autori coordinata dagli stessi Battistini, Matteo Liuzzi, Niccolò Martin e Fabio Ragazzo. La produzione è curata da Domenico Procacci e Laura Paolucci.

Seveso rappresenta ancora oggi un banco di prova per la ricerca ambientale e un monito sulla necessità di vigilanza normativa. Sebbene abbia lasciato ferite ancora visibili nel tessuto sanitario e sociale della comunità, ha simultaneamente catalizzato una riflessione globale sull'importanza della tutela ambientale e della salute pubblica, spingendo verso normative internazionali più stringenti sulla gestione dei rischi chimici e industriali.