Una decisione che ha acceso il dibattito nella Grande Mela: l'amministrazione del sindaco Zohran Mamdani ha deciso di eliminare dai documenti cartografici ufficiali i quartieri storicamente italiani, come Little Italy, insieme alle zone storicamente abitate da ebrei e irlandesi. La scelta ha scatenato forti proteste da più fronti, coinvolgendo non soltanto gli esponenti della comunità italoamericana ma anche esponenti politici trasversali, che l'hanno definita una decisione discutibile verso heritage culturali che hanno plasmato la città moderna.

La consigliera comunale Joann Ariola, esponente del Partito Repubblicano nel Queens, ha evidenziato l'incoerenza della decisione durante una conferenza pubblica sulla mappa aggiornata. "La mappa include Little Bhod-Tibet e altre aree dedicate a comunità più recenti, ma sparisce Little Italy, il nucleo originale dei quartieri storici. E Woodlawn nel Bronx, che accoglie da generazioni famiglie irlandesi? Secondo l'ufficio del sindaco gli irlandesi e gli italiani non contano?" ha chiesto Ariola. Sorprendentemente, sempre nella nuova cartografia trovano spazio Little Palestine e Little Yemen.

Mike Crispi, presidente della Italian American Civil Rights League, ha interpretato la scelta come un'operazione deliberata piuttosto che un errore amministrativo. "Questo non è un semplice refuso d'ufficio. È una vera e propria cancellazione culturale dei nostri territori" ha dichiarato. Secondo Crispi, i quartieri italiani rappresentano una eredità irrinunciabile: "Little Italy è un luogo di importanza storica. È dove gli immigrati italiani arrivarono senza risorse, costruirono dal nulla con il lavoro, aprirono attività commerciali, formarono le loro famiglie, edificarono chiese, alimentarono l'economia urbana e trasformarono New York in quello che oggi conosciamo."

Crispi ha poi sottolineato quello che ritiene il vero problema: l'amministrazione Mamdani sembra capace di trovare spazio cartografico per ogni nuovo gruppo di elettori affine alla sua coalizione progressista, ma per qualche motivo Little Italy rimane invisibile. "La nostra cultura viene sfruttata per opportunità di visibilità mediatica, il nostro cibo per le raccolte fondi, i nostri quartieri per i guadagni economici" ha aggiunto il dirigente della lega per i diritti civili italoamericani, mettendo in luce l'utilizzo strumentale della comunità in assenza di riconoscimento istituzionale reale.