Michele Mari ha conquistato il Premio Strega 2026 lo scorso 8 luglio in piazza del Campidoglio con 190 voti per il romanzo 'I convitati di pietra' pubblicato da Einaudi. L'autore settantenne, contattato dall'ANSA il giorno successivo alla cerimonia, ha scelto di affrontare le domande sulla sua vittoria con una posizione netta: preferisce non replicare alle critiche ricevute durante la kermesse letteraria. "Non sono fatto per le polemiche" ha spiegato Mari, aggiungendo che la sua strategia consiste nell'ignorare completamente ciò che viene detto su di lui, sia in positivo che in negativo.
La vittoria di Mari arriva dopo un'edizione turbolenta dell'ottantesimo anniversario dello Strega, segnata da una controversia che ha coinvolto direttamente lo scrittore vincente. Durante la competizione è emerso che avrebbe pronunciato frasi interpretate come offensive nei confronti di Michele Murgia, la scrittrice scomparsa nel 2023, al punto da generare una reazione pubblica di Teresa Ciabatti, altra finalista rimasta poi quinta in classifica con 75 voti per 'Donnaregina' (Mondadori). Lo scrittore ha ritenuto opportuno presentare scuse all'autrice di 'Acciaio leggero', sebbene abbia successivamente mantenuto un profilo molto discreto sulla questione.
Nel chiarimento fornito all'agenzia, Mari ha respinto ogni accusa di sessismo, precisando che le sue affermazioni riguardavano la dimensione umana e le dinamiche psicologiche indipendentemente dal genere della persona. Secondo la sua ricostruzione, intendeva tracciare una riflessione generale sulle conseguenze della disapprovazione sociale: chi si sente rifiutato secondo certi canoni estetici o comportamentali sviluppa maggiore combattività e creatività. Ha citato esempi letterari, dai personaggi nerd ai bambini nei romanzi di Stephen King, per illustrare come l'insoddisfazione possa trasformarsi in forza intellettuale. "Il mio era un discorso sulla resilienza umana di fronte alle frustrazioni" ha dichiarato Mari, negando che contenesse elementi offensivi o personali.
Lo scrittore ha inoltre rivendicato la propria sensibilità verso chi si sente emarginato o insoddisfatto del proprio aspetto fisico, sottolineando che non è chi normalmente sostiene gerarchie estetiche. Ha descritto le scuse come un gesto di civiltà e rispetto piuttosto che un'ammissione di colpevolezza. Contemporaneamente, ha confermato la sua intenzione di non tornare ulteriormente sull'accaduto, preferendo concentrarsi sulla propria opera letteraria. Con questa vittoria al Strega, Mari si è affermato come uno dei narratori più significativi della letteratura italiana contemporanea, pur dovendo gestire un percorso di premiazione particolarmente denso di dinamiche relazionali complesse.