La figura di Lino Banfi torna sotto i riflettori grazie a un'opera documentaristica che restituisce dignità artistica a un personaggio spesso considerato solo intrattenitore leggero. Con una carriera che ha ormai superato i novant'anni di attività, l'attore pugliese rappresenta un'eccellenza della commedia italiana che merita di essere rivalutata nel suo giusto contesto storico e culturale.

Il progetto, intitolato "Lino d'Italia – Storia di un itAlieno", ripercorre il cammino professionale di Banfi dalle fondamentali lezioni ricevute da Totò, maestro indiscusso della comicità italiana, fino alla fortunata collaborazione con Renzo Arbore, che ha permesso al comico di raggiungere una nuova dimensione espressiva. Questi insegnamenti non rappresentano semplici influenze, ma veri e propri pilastri che hanno edificato il metodo di recitazione di Banfi, basato su un'intelligente gestione del doppio senso e su una profonda comprensione della psicologia dello spettatore.

Ciò che emerge con chiarezza è come Banfi non sia mai stato un semplice buffone, ma un artigiano raffinato della risata. La sua capacità di mantenere l'equilibrio tra la leggerezza apparente e la sottile ironia ha permesso al pubblico di riconoscersi in personaggi veri e autentici. L'affetto popolare accumulato nel corso dei decenni testimonia come le sue interpretazioni abbiano lasciato un segno profondo nella memoria collettiva degli italiani.

Il documentario offre quindi l'occasione per riconsiderare criticamente l'eredità artistica di Banfi, sottraendola alle etichettature superficiali che spesso l'hanno confinata nel genere della pura commedia commerciale. Novant'anni di carriera rappresentano una testimonianza vivente dell'evoluzione del cinema e della televisione italiana, e Banfi ne è stato uno dei protagonisti più prolifici e influenti, anche se talvolta dimenticato dalla critica più accademica.