La vittoria contro il Messico, conquistata in superiorità numerica grazie ai gol di Kane e Bellingham sullo storico prato dell'Azteca, ha trasformato radicalmente il clima intorno alla nazionale inglese. Quella che fino a pochi giorni fa sembrava una squadra in difficoltà—con il pareggio senza emozioni contro il Ghana e la sofferenza patita contro Panama—è improvvisamente diventata il simbolo di speranze legittime di conquista del trofeo mondiale. Per la prima volta in questa competizione, i Tre Leoni iniziano veramente a credere che lo storico motto "It's coming home" possa tramutarsi da semplice speranza in realtà concreta.
L'atmosfera di ottimismo ha contagiato anche la sfera politica britannica. Il primo ministro in scadenza Keir Starmer, non senza una certa cautela scaramantica, ha già ipotizzato la possibilità di proclamare un giorno festivo nazionale nel caso di vittoria finale—evento che potrebbe concretizzarsi il 24 luglio. Una vittoria che lo stesso Starmer non avrà il privilegio di celebrare direttamente da Downing Street, dove dovrebbe già insediarsi il successore Andy Burnham. Nonostante ciò, l'ex premier aveva recentemente mobilitato i canali diplomatici per evitare lo spostamento dell'orario del match contro i messicani, preoccupato che tremila tifosi inglesi potessero non arrivare in tempo allo stadio.
Anche le leggende del calcio inglese hanno rivisto le loro prognosi iniziali. Alan Shearer, una delle punte più letali degli anni Novanta e oggi opinionista per la Bbc, ha pubblicamente ammesso di aver completamente cambiato valutazione sulla squadra. "Prima non credevo davvero potessero farcela," ha dichiarato, "ma quella prestazione contro il Messico mi ha convinto, e penso abbia convinto tutti." L'ex attaccante, oggi 55enne, non ha esitato a definire l'esibizione inglese come "la migliore performance che una nazionale britannica abbia mai mostrato, soprattutto lontano da casa, durante tutta la mia vita".
Tuttavia, il cammino verso il sogno è ancora irto di ostacoli. Il prossimo avversario, la Norvegia, vanta in Erling Haaland un'arma offensiva di rara potenza: il fenomeno del Manchester City, nato paradossalmente in Inghilterra, rappresenta una minaccia concreta per la difesa britannica. Il tecnico Thomas Tuchel è già al lavoro per architettare un sistema difensivo efficace capace di neutralizzare l'attaccante scandinavo. Il compito si complica ulteriormente con la squalifica del terzino destro Quansah, espulso nella gara precedente: una perdita che costringe lo staff tecnico a riorganizzare completamente la catena difensiva destra. La sfida richiede accortezza tattica e, soprattutto, una continuità di rendimento che fino a pochi giorni fa sembrava tutt'altro che scontata per la squadra britannica.