Una cascata di problematiche organizzative ha caratterizzato la partecipazione del Senegal all'ultimo Mondiale. A rivelarlo è stato direttamente Abdoulaye Fall, presidente della federazione calcistica senegalese, durante una conferenza stampa in cui ha dovuto fare i conti con una gestione della squadra nazionale segnata da errori e improvvisazioni. Tra i dettagli più imbarazzanti emerge la scelta del dottor Fedior come medico della nazionale: nonostante dieci anni di permanenza nello staff, il professionista vanta una formazione in ginecologia, completamente inadeguata per seguire le esigenze sanitarie di calciatori d'élite. I giocatori stessi, secondo Fall, non avevano fiducia nelle sue capacità, e la federazione ha infine riconosciuto che mancavano le competenze mediche necessarie per il ruolo.
Ma la figura del medico impreparato è solo la punta dell'iceberg di un'improvvisazione generale. L'allenatore Pape Thiaw è stato al centro di una controversia ancora più delicata: arrivato ai Mondiali senza contratto e senza percepire stipendio da mesi, aveva minacciato il ritiro dalla competizione se le sue richieste economiche non fossero state accolte. Fall ha spiegato che la situazione si è sbloccata solo grazie all'intervento personale del presidente senegalese Bassirou Diomaye Faye, che lo ha convinto a partecipare al torneo proprio il giorno della partenza verso gli Stati Uniti. Secondo il numero uno della federazione, il rapporto tra Thiaw e la dirigenza si è comunque deteriorato, con l'allenatore convinto che i funzionari della federazione complottassero contro di lui, una sfiducia che ha inevitabilmente inficiato il rendimento della squadra.
I problemi, tuttavia, non si sono limitati alle questioni contrattuali e mediche. La struttura alberghiera scelta per il ritiro negli Usa si è rivelata totalmente inadeguata, tanto che personalità di spicco come Sadio Mané e Kalidou Koulibaly hanno pubblicamente protestato per le condizioni. Ancora più surreale è la mancanza di un cuoco nello staff tecnico: i giocatori sono stati costretti a ricorrere alle app di delivery per farsi portare i pasti in camera, affidandosi a ristoranti locali anziché ad una nutrizione controllata e pianificata come dovrebbe accadere in una competizione mondiale. Un mix di disorganizzazione che ha trasformato quello che dovrebbe essere un momento di gloria nazionale in un'esperienza frustrante per atleti di livello internazionale.