Una decisione che stravolge l'operazione investigativa partita da Roma: il Tribunale del Riesame ha accolto l'istanza presentata dagli avvocati difensori, ordinando il dissequestro delle misure cautelari che erano state applicate a sette uomini coinvolti nell'inchiesta relativa ai sabotaggi infrastrutturali sulla rete ferroviaria ad alta velocità.
La Corte ha ritenuto non sufficientemente provate le accuse di militanza all'interno di una struttura anarchica organizzata, smontando così il castello accusatorio su cui poggiava l'indagine condotta dagli investigatori della capitale. Un esito che rappresenta un importante ribaltamento dello scenario emerso dalle prime fasi dell'inchiesta, quando i provvedimenti restrittivi erano stati considerati necessari dal gip.
Gli avvocati hanno presentato una difesa articolata, concentrandosi sulla debolezza degli elementi a carico dei loro assistiti e sulla mancanza di riscontri documentali sufficienti a comprovare un'effettiva appartenenza organizzativa ai gruppi anarchici contestati. Il Riesame ha accolto queste tesi, ritenendo che le prove raccolte non giustificassero il mantenimento delle restrizioni della libertà personale.
La decisione pone interrogativi sulla robustezza delle indagini preliminari e sulla metodologia con cui erano stati ricostruiti i presunti legami tra gli indagati. Per i sette uomini ora torna la libertà incondizionata, mentre resta aperto il procedimento penale che dovrà valutare nel merito le responsabilità individuali relative ai danni infrastrutturali commessi sulla rete ferroviaria nazionale.