Con l'estate alle porte e gli italiani pronti a mettersi in viaggio verso le mete vacanziali più ambite, ritorna di attualità un tema cruciale per la sicurezza stradale: l'utilizzo della cintura di sicurezza. Un gesto semplice, che richiede pochi secondi, ma che rappresenta la difesa più efficace contro le conseguenze di incidenti e imprevisti sulle strade.

Secondo l'ultimo rapporto del sistema di sorveglianza Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia), che analizza gli stili di vita e i comportamenti a rischio della popolazione italiana, emerge uno scenario tutt'altro che rassicurante. I dati relativi al biennio 2023-2024 fotografano un'Italia ancora lontana dai livelli di consapevolezza sulla sicurezza che sarebbe auspicabile. Mentre l'utilizzo della cintura nei sedili anteriori ha raggiunto una media nazionale dell'87%, quando si parla dei passeggeri posteriori il dato crolla drasticamente al 34%. In altre parole, quasi 7 italiani su 10 che si siedono dietro non indossano la cintura, mettendo a rischio la propria incolumità.

Le disparità geografiche sono marcate e rivelano una chiara divisione tra il Nord e il Sud del Paese. Le regioni settentrionali dimostrano una maggiore consapevolezza rispetto alle misure di sicurezza. Friuli Venezia Giulia, Provincia di Bolzano e Provincia di Trento guidano la classifica con percentuali superiori al 98% per l'uso della cintura anteriore e oltre il 70% per quella posteriore. La situazione degrada considerevolmente scendendo verso il Meridione. La Campania registra i numeri più critici: solo il 63,2% degli abitanti usa sempre la cintura in prima fila, mentre addirittura il 7,8% la indossa nei posti posteriori. Anche la Puglia presenta dati preoccupanti, con un utilizzo della cintura posteriore fermo al 14,8%.

La violazione dell'obbligo di cintura di sicurezza comporta sanzioni economiche significative: le contravvenzioni ammontano a 300 euro, cifra che rappresenta un ulteriore deterrente oltre ai motivi legittimi di salvaguardia della vita. Tuttavia, evidentemente, né le sanzioni né la consapevolezza del rischio stanno generando cambiamenti comportamentali sufficienti, almeno nei sedili posteriori dove l'abitudine di non allacciare la cintura persiste trasversalmente.

Il report Passi va oltre l'analisi della sola cintura: la ricerca ha indagato anche l'utilizzo del casco in moto, dove la media nazionale si attesta al 96,2%, e soprattutto l'uso appropriato dei dispositivi di sicurezza per i bambini da 0 a 6 anni, dove il dato nazionale del 16,7% di utilizzo inadeguato o assente desta ulteriore preoccupazione. Questi indicatori suggeriscono che la cultura della prevenzione nel nostro Paese rimane ancora debole, soprattutto quando coinvolge i passeggeri più vulnerabili.