La situazione nel Golfo Persico rimane in piena fibrillazione mentre iraniani e americani continuano a scambiarsi colpi dopo il fallimento dei negoziati. Le autorità di Teheran hanno dichiarato di aver posizionato nuovi sistemi di difesa aerea nella regione sud-orientale del Paese, segnale evidente della volontà di prepararsi a ulteriori raids americani. Secondo fonti delle Guardie rivoluzionarie iraniane, i loro attacchi hanno raggiunto obiettivi militari statunitensi dislocati in Kuwait e Bahrein, mentre le minacce di estendere le operazioni continuano a rimbalzare tra i canali ufficiali di Teheran.

La notte scorsa è stata particolarmente concitata: due forti esplosioni sono state segnalate nella provincia di Bushehr, nel sud del Paese, dove si trova uno dei principali impianti nucleari ancora operativi dopo i bombardamenti della guerra in corso. Sebbene il governatore locale abbia negato danni alla centrale, la situazione resta tesa. Parallele deflagrazioni sono state riferite in altre città costiere come Chabahar, Bandar Abbas e Sirik, tutte aree strategiche lungo lo Stretto di Hormuz.

Il bilancio umano degli scontri degli ultimi due giorni è pesante: il ministero della Sanità iraniano documenta 14 morti e 78 feriti conseguenti ai raid americani. Mohammad Bagher Ghalibaf, capo negoziatore dell'Iran, ha lanciato un messaggio diretto agli Stati Uniti tramite i social network, ribadendo che lo Stretto di Hormuz rimane una porta che solo Teheran può aprire, non certo attraverso minacce militari. Trump ha risposto sulla propria piattaforma descrivendo le operazioni americane come controreplica legittima ai bombardamenti iraniani di ieri, avvertendo che ulteriori escalation porterebbe la crisi a livelli molto più gravi.

Intanto a Mashhad si è tenuto il funerale del leader supremo Ali Khamenei. La cerimonia ha attirato l'attenzione internazionale non solo per le implicazioni politiche della scomparsa, ma anche per un dettaglio di rilievo: il figlio Mojtaba, spesso indicato come potenziale successore, era assente dalla cerimonia. Una scelta che non è passata inosservata negli ambienti diplomatici e analitici. Nel frattempo Trump ha collegato inaspettatamente il tema dei ritiri americani dall'Europa alle questioni della Groenlandia e dell'Iran, affermando che l'Europa starebbe cercando di mediare con Teheran, una situazione che a suo dire non rappresenta una priorità per Washington.