La campagna militare ucraina contro le infrastrutture energetiche russe sta producendo effetti sempre più visibili sulla popolazione e sull'economia di Mosca. Secondo quanto riporta il Financial Times, citando le valutazioni di esperti internazionali del conflitto, gli sciami di droni lanciati da Kiev avrebbero messo fuori servizio tra il 20 e il 40 per cento degli impianti di raffinazione del carburante in Russia. Un dato che spiega chiaramente le scene di caos registrate nelle ultime settimane nelle stazioni di benzina sparse tra la Siberia e le regioni europee della Federazione, dove automobilisti disperati hanno formato file chilometriche e si sono lamentati pubblicamente della qualità pessima del combustibile disponibile. Anche lo stesso presidente Vladimir Putin ha dovuto affrontare il tema, riconoscendo i problemi nel rifornimento nazionale.
L'efficacia di questi attacchi risiede nella tattica innovativa dei droni ucaini, che operano in formazioni sempre più compatte e numerose. Come spiegato dal Financial Times, gli sciami contemporanei di veicoli senza pilota agiscono come un «cuneo di cavalleria medievale», sfondando letteralmente le difese aeree russe grazie alla loro densità e coordinamento. Dalla Crimea alla regione moscovita fino alle aree siberiane, gli effetti della carenza di benzina si fanno sentire su una scala geografica impressionante. Gli analisti stimano che circa 50 milioni di cittadini russi, equivalenti al 35 per cento della popolazione totale, abbiano già subito direttamente le conseguenze di questa scarsità.
Per far fronte alla crisi, Mosca sta ricorrendo a soluzioni d'emergenza importando massiccio carburante dall'estero. Un rapporto dell'agenzia Reuters rivela che nel primo semestre del 2026 le importazioni di benzina dalla Bielorussia sono aumentate di venti volte rispetto al medesimo periodo del 2025. Nel solo mese di giugno sono arrivate 181mila tonnellate di carburante dalle raffinerie bielorusse, il triplo rispetto a maggio. Complessivamente, da gennaio a giugno, la Russia ha importato dalla Bielorussia circa 453mila tonnellate di benzina, evidenziando una dipendenza crescente dal vicino alleato.
Oltre a Minsk, la Federazione russa sta cercando di diversificare le fonti di approvvigionamento per evitare una situazione di strangolamento energetico. Secondo Reuters, Mosca ha avviato o intensificato acquisti significativi di carburante anche dall'India e dal Kazakistan, cercando di compensare il deficit strutturale creato dagli attacchi ucaini. Tuttavia, il ricorso a questi mercati alternativi comporta costi logistici e geopolitici considerevoli, nonché tempi di consegna più lunghi, amplificando le difficoltà immediate della popolazione russa nel reperire carburante a prezzi accessibili.