Il veliero Trotamar III, battente bandiera tedesca e gestito da un'organizzazione non governativa, è stato sottoposto a fermo amministrativo nel porto di Lampedusa dalla Guardia Costiera italiana. La decisione delle autorità, concretizzatasi in questi giorni, prevede il blocco della nave per 45 giorni e l'irrogazione di una sanzione economica di 10 mila euro. Il provvedimento è scattato a seguito dello sbarco di 25 migranti soccorsi nelle acque della zona di ricerca e soccorso libica.

Secondo quanto ricostruito dagli enti competenti, il principale rilievo mosso all'equipaggio riguarda la mancata richiesta di coordinamento alle autorità libiche, nonostante l'intervento sia avvenuto esattamente all'interno del loro settore di responsabilità marittima. Il diritto internazionale del mare richiede infatti che le navi che operano in zone Sar straniere comunichino con gli enti competenti del Paese territoriale, offrendo loro l'opportunità di coordinarsi o di gestire direttamente l'operazione di soccorso. Solo in caso di rifiuto esplicito è consentito dirigersi verso porti alternativi.

Nel caso specifico, la procedura corretta avrebbe previsto la richiesta preliminare alle autorità libiche, e successivamente, qualora negative, il trasferimento verso la Tunisia, classificata come porto sicuro secondo gli standard europei. Invece, il Trotamar III ha contravvenuto a questo iter procedurale, inoltrando direttamente la richiesta d'attracco alle autorità italiane, le quali hanno autorizzato lo sbarco a Lampedusa in virtù della natura dell'imbarcazione, un veliero.

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha commentato il provvedimento evidenziando la sistematica inosservanza delle direttive: "Un'ennesima volta la barca non ha informato gli enti deputati al coordinamento dei soccorsi, malgrado le comunicazioni esplicite del nostro Comando generale delle Capitanerie di porto. Tale comportamento rappresenta un rischio concreto per l'incolumità delle persone che si afferma di proteggere. I principi universali della sicurezza marittima valgono senza discriminazione e devono essere applicati rigorosamente".

Nei prossimi giorni è plausibile che l'organizzazione gestrice del veliero presenti un ricorso presso il tribunale amministrativo di Agrigento, competente sulla materia, per ottenere la sospensione cautelare del provvedimento e, in prospettiva, la sua annullazione. Il caso si inserisce nel quadro più ampio delle politiche governative sulla gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo e rappresenta l'applicazione pratica del decreto-legge voluto dall'esecutivo per disciplinare gli interventi delle organizzazioni umanitarie in ambito marittimo.