Valter Lavitola continua a professarsi innocente, ma gli investigatori della procura romana non demordono. L'ex direttore dell'Avanti, noto faccendiere con una rete di contatti che spazia dal mondo della ristorazione alla politica, rimane indagato a piede libero con l'accusa gravissima di strage aggravata dal metodo mafioso. Lunedì scorso la sua abitazione è stata perquisita e sequestrati documenti ritenuti potenzialmente decisivi per ricostruire la trama dietro il tentativo di attentato ai danni di Sigfrido Ranucci, il popolare conduttore televisivo di Report.

Gli inquirenti non si limitano a indagare il noto ristorante Cefalu, attività su cui si era concentrata l'attenzione iniziale. Nei giorni scorsi sono stati sottoposti a sequestro sette manoscritti, due supporti di memoria e tre telefoni cellulari, materiale che potrebbe contenere prove relative a altri affari in cui Lavitola avrebbe avuto coinvolgimento recente. Tra questi spicca la questione dei crediti di carbonio, un mercato internazionale dove il denaro circola con facilità e la tracciabilità risulta spesso complicata.

Un ruolo centrale nell'indagine lo riveste Clesio Tavares Gomes, descritto come l'uomo di fiducia di Lavitola. Secondo quanto emerso dalle ricostruzioni del Nucleo investigativo dei carabinieri di Roma, Tavares potrebbe costituire il collegamento cruciale tra Lavitola e i presunti esecutori materiali dell'attentato. Lo stesso Lavitola aveva dichiarato in un'intervista che Tavares era coinvolto nel lucroso affare dei carbon credit, operazione che prevedrebbe di coordinare investimenti europei in progetti africani in cambio di certificati ambientali che permettono alle aziende di compensare le proprie emissioni inquinanti altrove. Fonti investigative segnalano che Tavares si sarebbe spostato in Camerun proprio per attivare contatti locali funzionali a questi traffici.

A complicare ulteriormente il quadro per Lavitola è il suo atteggiamento pressante nei confronti di Ranucci sul fronte politico. Secondo quanto ricostruito, avrebbe proposto addirittura al giornalista una candidatura alle elezioni nazionali, un'idea che il conduttore avrebbe respinto con una reazione sarcastica. Nonostante un'amicizia di lunga data che coinvolgeva anche i loro figli, gli inquirenti ritengono che proprio questa dinamica potrebbe celare motivazioni più oscure. Ranucci stesso ha pubblicamente dichiarato che Lavitola non avrebbe mai potuto fargli del male, ma ha anche sottolineato che alcuni dettagli della vicenda non trovano una spiegazione convincente.

Per il momento la procura non ha previsto nuovi interrogatori con Ranucci. La strategia investigativa si concentra sul vaglio della documentazione sequestrata e sulla ricostruzione della rete di affari di Lavitola, con particolare attenzione agli intermediari internazionali e alle operazioni finanziarie che potrebbero aver generato tensioni o conflitti capaci di motivare un gesto così estremo. L'inchiesta prosegue sotto il massimo riserbo, ma il quadro che emerge è quello di una rete complessa di interessi economici e politici in cui la violenza potrebbe rappresentare un epilogo drammatico.