L'isolamento non è solo una questione di distanza geografica. Per milioni di italiani affetti da sordocecità e altre disabilità sensoriali gravi, rappresenta una barriera quotidiana nell'accesso ai servizi essenziali di riabilitazione e supporto educativo. Un problema che, fino a poco tempo fa, sembrava irrisolvibile a causa della frammentarietà territoriale dell'offerta sanitaria specializzata. Ma negli ultimi anni il panorama sta cambiando sensibilmente, grazie all'impegno crescente di organizzazioni dedicate che stanno colmando i vuoti lasciati dal sistema tradizionale.
La Lega del Filo d'Oro, principale ente italiano attivo nel campo dell'assistenza alle persone sordocieche e con pluridisabilità psicosensoriale, testimonia questo cambio di rotta con numeri impressionanti. Nel 2025 ha raggiunto quota 1.405 utenti seguiti, un risultato che rappresenta il picco massimo nella storia della fondazione. Il confronto con il decennio precedente è eloquente: nel 2015 gli assistiti erano 806, il che significa una crescita del 74 per cento in appena dieci anni. Una traslazione che non è casuale, ma frutto di una strategia deliberata di espansione e consolidamento.
Per concretizzare questa ambizione, la fondazione ha implementato una struttura organizzativa sempre più capillare. Nel 2015 la sua presenza era limitata a 8 regioni italiane; oggi copre 12 territori, avvicinandosi progressivamente a quei luoghi dove le lacune assistenziali risultano più evidenti. In parallelo, gli organici hanno subito un'inflazione significativa: dai 570 dipendenti di dieci anni fa agli oltre 800 attuali, un incremento di quasi il 40 per cento che riflette l'ampliamento qualitativo e quantitativo dei servizi erogati. Anche il fronte del volontariato registra una mobilitazione crescente, con 769 volontari nel 2025 rispetto ai 592 del 2015, un aumento del 29,9 per cento che denota una sensibilità sociale sempre più diffusa verso queste categorie vulnerabili.
Rossano Bartoli, presidente della Lega del Filo d'Oro, non nasconde l'ambizione di proseguire su questa traiettoria: «Il nostro impegno nei confronti delle persone sordocieche e delle loro famiglie continuerà a intensificarsi. Sappiamo bene che il lavoro da fare rimane considerevole, ma procederemo consolidando la nostra rete territoriale, arricchendo le nostre competenze professionali e mantenendo lo sguardo fisso sulle capacità individuali e sui progetti di vita di ciascuno». Un messaggio che sottolinea come l'espansione non sia fine a se stessa, ma uno strumento per personalizzare l'intervento e restituire dignità e autonomia a persone che troppo spesso restano ai margini della comunità.
Questo percorso virtuoso rappresenta una lezione importante per il sistema nazionale di welfare: il cambiamento è possibile quando esiste una combinazione di visione strategica, risorse umane dedicate e volontà politica. La Lega del Filo d'Oro dimostra che anche le disabilità più complesse non devono costituire una condanna all'invisibilità, purché le istituzioni e il terzo settore siano disposti a investire con costanza e intelligenza nel colmare i vuoti di sistema.