Una civiltà consumista e frettolosa, dominata dal flusso incessante di contenuti sugli schermi mobili, ha perso la capacità di fermarsi e interrogarsi sul significato profondo dei segni che scandiscono la nostra esperienza quotidiana. Eppure dietro ogni immagine, ogni parola, ogni simbolo che utilizziamo si nascondono strati affascinanti di storia e cultura che formano le nostre radici identitarie. È da questa consapevolezza che nasce il progetto di Stefano Massini, considerato uno dei maggiori esperti di storytelling contemporaneo, che questa sera presenta "La Forza del Simbolo" nell'ambito del cartellone del Festival della Bellezza presso Villa Arconati.
Nel suo monologo, Massini illustra come il termine stesso "simbolo" affonda le radici nel greco antico, dove indicava qualcosa di spezzato che poteva essere ricomposto solo mediante una chiave specifica. Secondo il drammaturgo, viviamo circondati da simboli che accettiamo passivamente: dai colori delle bandiere che sventolano negli stadi durante le competizioni sportive mondiali, agli stemmi commerciali che trasformiamo in status symbol, pagando cifre superiori per indumenti contrassegnati da determinati marchi. "Siamo circondati da questi segni ma raramente ci chiediamo da dove provengono e quale sia il loro significato autentico", spiega Massini, sottolineando come la società contemporanea abbia progressivamente smarrito la comprensione dei significati antichi che sottendono questi segni.
L'analista dei linguaggi e delle narrazioni porta numerosi esempi concreti di come il nostro vocabolario quotidiano rimandi costantemente a tradizioni giudeo-cristiane: espressioni come "seminare zizzania" o "sepolcri imbiancati" appartengono a un patrimonio simbolico che continua a circolare senza che la maggior parte dei parlanti ne comprenda l'origine e il contesto originario. Persino parole apparentemente ordinarie come "carato", utilizzata per misurare il peso dei metalli preziosi, celano una storia affascinante: deriva dal seme della carruba che nell'antichità veniva utilizzato come unità di misura standard proprio perché ogni seme possedeva un peso identico.
Massini descrive il suo approccio narrativo ricorrendo a un paragone suggestivo: dichiara di raccontare come farebbe un antico stregone, catturando l'attenzione del pubblico attraverso il potere evocativo della parola e della narrazione. Lo storyteller è celebre a livello internazionale come primo drammaturgo italiano a vincere il prestigioso Tony Award grazie al successo globale della sua opera teatrale "The Lehman", ottenendo così il riconoscimento della comunità teatrale mondiale.
L'evento di questa sera rappresenta un invito esplicito a recuperare una consapevolezza consapevolezza critica nei confronti dei simboli che utilizziamo: non si tratta meramente di curiosità erudita, ma di un esercizio di responsabilità culturale, una pratica necessaria per una società che rischia di consumare significati senza interrogarsi sulla loro provenienza e sulla loro vera essenza.