Era il 10 luglio 2006 quando l'Italia si svegliava ancora ubriaca di gioia. La notte precedente a Berlino Fabio Grosso aveva segnato il rigore decisivo nella finale mondiale contro la Francia, mentre Zinedine Zidane scivolava via dal peso della sconfitta. Ma quella mattina, sotto il sole romano di luglio, la vera corsa era quella verso l'edicola più vicina. Non poteva mancare: le prime pagine erano destinate a diventare cimeli da conservare negli anni a venire, simboli di un momento che sembrava eterno.

La Gazzetta dello Sport aveva scelto le parole più semplici e potenti: "TUTTO VERO! Campioni del Mondo". Una frase che sarebbe entrata nella storia della carta stampata italiana. Il Corriere dello Sport gridava il suo "Campioni del Mondo!" con altrettanta solennità, mentre Libero optava per toni più sarcastici: in copertina la caricatura di Gattuso con un topo in maglia francese e lo slogan "Camerieri, Champagne!", risposta diretta alla Bild tedesca che pochi giorni prima aveva provato a umiliare gli azzurri.

Ma il vero evento era atteso a metà pomeriggio. Alle 18:30 l'aereo azzurro toccava la pista dell'aeroporto militare di Pratica di Mare. Quando il portellone si aprì, la Coppa del Mondo precedeva tutto: stretta fermamente tra le mani di Cannavaro, il capitano che quella coppa l'aveva conquistata con il suo calcio e la sua personalità. Dietro di lui appariva Marcello Lippi, il commissario tecnico che aveva riportato a casa il trofeo mondiale, con il suo sigaro e i suoi occhiali scuri ormai diventati iconici.

A segnare l'importanza solenne del momento, le Frecce Tricolori della Pattuglia Acrobatica Nazionale squarciavano il cielo di Roma disegnando una gigantesca bandiera sopra le teste dei campioni appena scesi dall'aereo. Era il segnale ufficiale che la festa privata della squadra stava per trasformarsi in celebrazione nazionale, in quella che sarebbe diventata un'invasione festosa verso il Circo Massimo, dove migliaia di romani attendevano di abbracciare i propri eroi.

Ma a distanza di due decenni, quel 10 luglio 2006 rappresenta qualcosa di più amaro di una semplice commemorazione. Era effettivamente l'inizio della fine di un'era per il calcio italiano. Quella vittoria sarebbe rimasta l'ultimo grande trionfo della nazionale azzurra, il punto più alto da cui la parabola ha iniziato lentamente a scendere. Le edicole di quella mattana custodivano così non solo giornali da incorniciare, ma anche i semi nostalgici di quello che sarebbe venuto dopo: competizioni deludenti, qualificazioni mancate, campioni invecchiati che non sarebbero stati sostituiti con la stessa generosità del calcio.