La mattina del 10 luglio 2006 Roma si trasforma in un gigantesco palcoscenico di festa nazionale. Gli azzurri, reduci dalla notte insonne berlinese che li ha incoronati campioni del mondo dopo aver battuto la Francia in finale, tornano a casa accolti da un'ondata di gioia collettiva senza precedenti. Una vittoria che, più di ogni altra, porta con sé il peso della storia: conquistata a pochi giorni dalla sentenza di primo grado del processo di Calciopoli, arriva come riscatto sportivo in un momento di grande turbamento per il calcio italiano.
Il viaggio di ritorno assume i contorni di una celebrazione di Stato. Il volo charter atterra a Pratica di Mare dove ad attendere i campioni c'è il Presidente del Consiglio Romano Prodi. Il bus scoperto che li trasporta attraverso la città diventa il palco mobile di una festa spontanea e travolgente: piazza Colonna è invasa dai tifosi che sventolano bandiere e acclamano i giocatori, i quali mostrano con orgoglio la Coppa del Mondo conquistata.
L'apoteosi raggiunge il suo culmine al Circo Massimo, dove si riversa una folla sterminata: le stime parlano di settecentomila persone, forse un milione, accalcate per glimpsare da vicino i propri eroi. Sul palco allestito al centro dello stadio antico, ogni giocatore viene acclamato singolarmente dalla massa di supporter, mentre la colonna sonora della festa è affidata al riff inconfondibile di 'Seven Nation Army', quel celebre 'pooo-po-po-po-pooo' che in quella calda sera romana fa tremare letteralmente la terra sotto i piedi della folla esultante.
Ma accanto alla gloria c'è già il presagio di un cambiamento. Marcello Lippi, l'allenatore che ha guidato la squadra verso l'Olimpo mondiale, mantiene un silenzio eloquente sulla sua decisione di lasciare l'incarico dopo aver toccato il vertice. Tornerà in futuro a indossare la panchina azzurra, ma quell'estate del 2006, con le sentenze di Calciopoli ancora fresche e la nazione divisa, nulla sarà più come prima. La vittoria mondiale rimane intatta nella memoria collettiva, ma il calcio italiano entra in una nuova era segnata da cicatrici ancora aperte.