Le carte processuali della sentenza Hydra di primo grado, depositata nei giorni scorsi, svelano una rete di rapporti tra la criminalità organizzata calabrese e il mondo della politica. Massimo Rosi, figura di primo piano nel Consorzio di mafie operante al Nord e referente della 'ndrangheta nel territorio di Legnano, intratteneva contatti diretti con esponenti del partito della Lega. Nel 2019 il boss aveva stabilito una connessione con un deputato dell'epoca, allora già in carica dal 2018, che non risulta indagato in questa inchiesta.
Da quanto emerge dalle intercettazioni allegate al fascicolo, Rosi utilizzava questi agganci politici per raggiungere un obiettivo concreto: acquisire appalti per le sue società o accedere a incentivi pubblici con maggiore semplicità. Nei dialoghi captati, il capomafia si esprimeva con una certa consapevolezza del valore dei suoi contatti parlamentari. "Quell'uomo ci apre le porte su lavori puliti e onesti. È una risorsa preziosissima, non possiamo rovinare tutto" è uno dei passaggi significativi in cui Rosi descrive il valore della sua rete.
Particolarmente rilevante è il ragionamento politico sviluppato da Rosi durante conversazioni intercettate nel 2021. Il boss si esprimeva in termini pragmatici e freddi riguardo a Matteo Salvini, soprannominato "il Felpa" negli ambienti criminali. Secondo le parole registrate dagli investigatori, Rosi riteneva il leader leghista destinato ad essere sacrificato nei prossimi assetti politici. "Al prossimo turno, questo 'Felpa' lo lasciano a casa. È sacrificabile. Abbiamo un bel po' di conti aperti con lui in Valle perché non fa pagare la gente. Questo è il vero politico" sosteneva il capomafia, tracciando un quadro dei suoi giudizi sugli equilibri parlamentari.
Rosi aveva tuttavia altre conoscenze nel panorama politico italiano. Messaggi provenienti da una senatrice e conversazioni che evocavano figure storiche come Umberto Bossi suggeriscono che la sua rete di rapporti fosse più articolata e ramificata. Il boss istruiva i suoi collaboratori su come comportarsi negli incontri con le autorità politiche: "Devi essere il più trasparente possibile con lui" ordinava a un suo geometra che sarebbe stato impiegato come intermediario nei contatti con un onorevole.
Il giudice nelle motivazioni della sentenza sottolinea quanto sia "altamente significativo" il contenuto di queste conversazioni, in quanto rivela chiaramente l'intenzione della mafia lombarda di sfruttare le proprie conoscenze istituzionali per ottenere vantaggi economici concreti. La strategia risultava efficace: attraverso società controllate dal gruppo, la cosca intendeva aggiudicarsi commesse pubbliche o beneficiare di finanziamenti statali sfruttando gli agganci nel mondo della politica. La sentenza Hydra rappresenta uno spaccato inquietante di come, almeno fino al 2021, la criminalità organizzata riuscisse a tessere rapporti stabili con elementi del ceto politico nazionale.