Mario Adinolfi, ex parlamentare e fondatore del Popolo della Famiglia, è stato posto agli arresti domiciliari con l'accusa di truffa ed evasione fiscale. Secondo l'inchiesta della Guardia di Finanza, l'uomo avrebbe sottratto circa cinque milioni di euro a decine di vittime attraverso un sofisticato schema di investimenti denominato «Scommessa collettiva». Dieci persone risultano già nominate nell'ordinanza del gip di Roma, mentre altre dodici sono assistite legalmente dall'avvocato Stefano Brustia. L'ex deputato, tramite il suo legale, ha negato ogni responsabilità dichiarandosi estraneo ai fatti contestati.
Il meccanismo fraudolento sfruttava la reputazione costruita da Adinolfi negli anni come personaggio televisivo e radiofonico. L'uomo, 54 anni, aveva sviluppato un'immagine pubblica di cattolico devoto, partecipando a trasmissioni come Radio Maria dove commentava passi evangelici e conduceva una rubrica intitolata Stampa e Vangelo. Proprio attraverso questi canali, oltre ai suoi profili social, avrebbe attirato potenziali investitori promettendo rendimenti straordinari, fino al 150 per cento dell'importo versato, garantendo al contempo l'assenza di rischi e la possibilità di uscire dall'accordo in qualsiasi momento. Le transazioni avvenivano via internet, attraverso Facebook e posta elettronica, con versamenti diretti sul conto corrente dell'imputato.
Le persone cadute nella trappola rappresentano un profilo variegato ma vulnerabile: professionisti, impiegati, ma soprattutto anziani e individui in situazioni di fragilità economica e personale. Tra loro figura Maria, una sessantacinquenne disabile ex insegnante e traduttrice, che afferma di aver conosciuto Adinolfi nel 2016 in occasione di un evento del Popolo della Famiglia. Dopo averlo seguìto per anni su Radio Maria, ha iniziato a fidarsi del suo messaggio pubblico, credendo nella «Scommessa collettiva» pubblicizzata online. Ha descritto la sua esperienza con parole cariche di dolore, dicendosi letteralmente «sepolta viva» dalle conseguenze finanziarie dell'investimento perso.
Alcune vittime, disperate e in cerca di giustizia, hanno già intrapreso azioni legali autonome. Il Tribunale civile di Roma ha ordinato il sequestro conservativo di circa novantamila euro di beni appartenenti all'ex parlamentare. I danni però vanno ben oltre le cifre recuperate: molte persone affermano di non riuscire a coprire nemmeno le spese sanitarie, mentre altre denunciano una perdita totale della fiducia e della dignità personale dopo aver scoperto di essere state ingannate da una figura nella quale ripevano fiducia.
L'inchiesta rappresenta un capitolo scuro nella vita politica italiana, mostrando come la costruzione di un'immagine pubblica virtuosa e morale possa essere strumentalizzata per raggirare persone vulnerabili. Mentre le indagini proseguono, le vittime attendono risposte e un ripristino della giustizia, nonché il recupero, anche parziale, dei fondi perduti attraverso uno schema che aveva tutte le caratteristiche di una truffa ben orchestrata.