La rete dei servizi per l'interruzione volontaria di gravidanza in Lombardia si sta restringendo. È quanto emerge da un'analisi condotta dal Partito Democratico regionale, che ha accesso agli atti delle aziende sanitarie per anticipare i dati che il ministero pubblicherà nei suoi rapporti annuali. Le strutture ospedaliere pubbliche che garantiscono questo servizio sono scese da 50 nel 2022-2023 a 45 nel 2024, fino alle 44 odierne. Un declino costante che pone interrogativi sulla tenuta del diritto all'accesso alla procedura su tutto il territorio regionale.

Seondo quanto riportato da Paola Bocci, esponente dem, tre ospedali hanno completamente sospeso l'erogazione del servizio per ragioni organizzative: il Sant'Anna di Como, la struttura di Piario in provincia di Bergamo, e quella di Cernusco sul Naviglio nel milanese. In questi casi, spiegano gli analisti, le aziende sanitarie locali hanno concentrato l'offerta in altri presidi, creando però delle zone scoperte dal punto di vista territoriale. Ulteriori interruzioni sono dovute a lavori di ristrutturazione, come nel caso dell'ospedale Sacco a Milano (che dovrebbe riprendere quest'anno) e quello di Rho. A Stradella, in provincia di Pavia, la chiusura del punto nascita ha comportato anche la sospensione del servizio ivg, benché i consultori continuino ad operare.

L'indagine del Pd ha registrato anche altri dati interessanti: il metodo farmacologico per l'interruzione di gravidanza sta aumentando nelle diverse province lombarde, anche se in maniera difforme da territorio a territorio. Parallelamente, si registra una diminuzione complessiva dell'obiezione di coscienza tra i professionisti, sebbene questo fenomeno vari considerevolmente da provincia a provincia. Tuttavia, la Regione Lombardia non ha ancora adeguato i suoi protocolli alle Linee di indirizzo ministeriali del 2020, che indicano chiaramente la strada verso una de-ospedalizzazione della procedura farmacologica, permettendo così alle donne di accedere al servizio anche in contesti extraospedalieri.

Un altro aspetto critico riguarda il ruolo della rete dei consultori territoriali, che rimane significativamente sottoutilizzata rispetto alle potenzialità effettive. Questi servizi potrebbero giocare un ruolo centrale nell'accompagnare le donne durante il percorso, ma attualmente operano al di sotto delle loro capacità. Va sottolineato che l'indagine del Pd non comprende gli ospedali privati accreditati con il Servizio sanitario nazionale, come il San Raffaele di Milano, Humanitas San Pio X e la struttura di Rozzano, nonché l'ospedale San Giuseppe di Milano gestito da Multimedica. Queste strutture praticano l'obiezione di coscienza istituzionale: pur disponendo di reparti ginecologici completi, inclusi servizi di diagnostica prenatale, non forniscono prestazioni di interruzione volontaria di gravidanza.