Una donna è stata aggredita nella fermata della metropolitana più centrale di Milano nel pomeriggio di giovedì 9 luglio. L'accusato, Saidi Mohammed, cittadino algerino, le ha inferto una profonda ferita al volto dopo averla minacciata verbalmente. Secondo le testimonianze, l'uomo le avrebbe detto: "Che cosa guardi? Sono uomo e musulmano. Non mi puoi guardare", prima di colpirla con un pugno e poi estrarre un coltello. La lesione è stata descritta come particolarmente grave, estesa dall'angolo della bocca fino al collo. Alcune persone presenti hanno tentato di fermarlo, apparentemente senza successo.
Ciò che rende la vicenda ancora più preoccupante è la tempistica degli eventi. Nelle dodici ore antecedenti all'aggressione, Mohammed era stato già a contatto con le autorità e la magistratura. Nella notte fra il 8 e il 9 luglio, a partire dalle quattro del mattino, aveva danneggiato diverse automobili in corso Buenos Aires, una delle principali arterie della città. Le forze dell'ordine lo hanno fermato mentre tentava di forzare un'auto per rubarne il contenuto. Durante la perquisizione, gli agenti hanno inoltre trovato oggetti rubati poco prima nella zona di Lambrate, per cui è stato denunciato anche per furto aggravato.
Nel corso della mattinata del 9 luglio, Mohammed ha comparso davanti al tribunale per un'udienza per direttissima relativa ai furti e ai tentativi di furto della notte precedente. L'unico provvedimento cautelare deciso dal giudice è stato il divieto di dimora nel comune di Milano. Tuttavia, l'imputato non ha rispettato questa disposizione. Nel pomeriggio dello stesso giorno, era già presente in piazza Duomo, dove ha commesso l'aggressione che ha lasciato segni permanenti sulla vittima.
Secondo le informazioni disponibili, Saidi Mohammed si trova attualmente in posizione irregolare sul territorio italiano e non dispone di una residenza stabile. La sua situazione rientra in un fenomeno più ampio riguardante persone senza fissa dimora nelle principali città italiane. Il caso ha sollevato interrogativi sulla gestione dei provvedimenti giudiziari e sulla capacità del sistema di prevenire recidive in tempi così brevi, specialmente quando gli interessati non hanno incentivi a rispettare i vincoli imposti dall'autorità giudiziaria.