Sono ore cruciali per il futuro della Nazionale italiana. Giovanni Malagò, da poco eletto presidente della Federcalcio lo scorso 22 giugno, ha promesso di risolvere la questione del nuovo direttore tecnico entro questo fine settimana. Giovedì mattina, recandosi al Coni per ricevere una laurea honoris causa, ha rassicurato gli addetti ai lavori: «Non cambio opinione, questa è la settimana. Spero di lasciarvi meno agitati nel weekend». Una dichiarazione che segna il countdown verso decisioni ormai imminenti per ridisegnare la struttura tecnica del progetto azzurro.

Sullo sfondo rimane la trattativa con Paolo Maldini, l'ex leggenda milanista su cui Malagò ha concentrato i suoi sforzi nelle ultime settimane. Secondo quanto emerso, l'ex dirigente rossonero aveva inizialmente mostrato perplessità, poi sembrava orientato verso l'accettazione, ma nelle ultime ore ha fatto retromarcia senza però chiudere definitivamente la porta. La strategia di Malagò, che mantiene il massimo riserbo su altri contatti, potrebbe essere quella di inviare segnali attraverso i media per testare le reazioni. Albertini, inizialmente considerato favorito, non ha ricevuto conferme ufficiali di avanzamento nella corsa. Nel frattempo, circolano sempre più insistenti voci su Bergomi, il difensore campione del mondo nel 1982, come possibile candidato alternativo.

Ma il progetto del nuovo presidente federale va ben oltre la nomina di un solo dirigente. Malagò intende restituire alla Nazionale una nuova dimensione, coinvolgendo le grandi figure della storia azzurra. Ha già incontrato Francesco Totti e, come ha raccontato in un'intervista a Repubblica subito dopo la sua elezione, ha parlato anche con Alessandro Del Piero, abbracciato Roberto Baggio e sentito Gianluigi Buffon. Questi contatti non riguardano necessariamente incarichi formali, ma rispecchiano un'idea più ampia: quella di creare un legame tra il presente e il passato glorioso della Nazionale, proprio come aveva fatto Luciano Spalletti in vista dell'Europeo 2024.

La struttura organizzativa potrebbe assumere diverse forme. Malagò starebbe valutando tre opzioni principali: mantenere la figura tradizionale di capodelegazione, come furono Giancarlo Riva e Gianluca Vialli, oppure istituire un vero direttore tecnico che lavori in sinergia con il commissario tecnico e condivida le scelte tecniche, o ancora separare le due funzioni creando un presidente istituzionale del Club Italia e una figura dirigenziale operativa. Ogni soluzione rispecchia una visione diversa di come strutturare il calcio nazionale nei prossimi anni.

L'incontro di ieri con Totti e l'avvocato Giuseppe Conte sembra rientrare proprio in questa logica di consultazione e progettazione. Malagò sta tessendo una rete di competenze e presenze simboliche per rinnovare l'immagine della Nazionale, in un momento in cui il calcio italiano cerca di recuperare credibilità dopo i risultati deludenti degli ultimi anni. Il weekend porterà le prime risposte concrete, ma è chiaro che il nuovo corso federale avrà una forte componente legata alle sue figure leggendarie.