Un nuovo capitolo si chiude nel processo che ha diviso magistratura, mondo politico e associazioni femministe. La Corte d'Appello di Milano ha pronunciato una sentenza di condanna nei confronti di un uomo di 48 anni, ex sindacalista della Cisl operativo presso lo scalo aereo di Malpensa, ritenuto colpevole di violenza sessuale nei confronti di una dipendente del settore. L'uomo è stato condannato a un anno e due mesi di reclusione. Il verdetto giunge dopo un iter processuale complesso e altamente dibattuto, caratterizzato da due precedenti assoluzioni che avevano generato vivaci reazioni in ambito giuridico e sociale.

I fatti risalgono a marzo 2018, quando una hostess si era presentata dal sindacalista per ricevere consulenza su una controversia contrattuale. Durante l'incontro, la donna ha dichiarato di aver subito condotte di natura sessuale non consensuali. La denuncia ha dato avvio a un procedimento giudiziario che ha attirato l'attenzione dell'opinione pubblica, soprattutto per i contenuti delle motivazioni delle precedenti sentenze assolutorie. Sia il tribunale di primo grado che la Corte d'Appello, nella sentenza dell'agosto 2024, avevano infatti argomentato che la durata degli abusi, stimata tra i 20 e i 30 secondi, avrebbe offerto alla donna il tempo materiale per interromperli e allontanarsi dal suo aggressore.

Queste considerazioni hanno sollevato un'ondata di critiche trasversali. Associazioni dedicate alla protezione delle donne, esperti di diritto penale e rappresentanti politici hanno unanimemente contestato il ragionamento giudiziario, mettendo in discussione il concetto stesso di consenso e la valutazione delle circostanze in cui si consumano atti di violenza sessuale. La questione ha riacceso il dibattito sulla necessità di sviluppare criteri di giudizio più attenti alla dinamica psicologica e fisica che caratterizza simili episodi.

Di fronte alle assoluzioni, sia la Procura generale di Milano che l'avvocato della parte civile hanno deciso di ricorrere. Nel febbraio dello scorso anno, la Suprema Corte di Cassazione, accogliendo l'istanza del sostituto procuratore generale Fulvio Baldi, ha annullato la sentenza assolutoria ordinando un nuovo processo davanti a una diversa composizione della Corte d'Appello milanese. I giudici di legittimità hanno reputato indispensabile una rivalutazione complessiva della vicenda, ritenendo insufficiente la precedente istruttoria.

La nuova sentenza rappresenta una inversione rispetto alle precedenti decisioni e sottolinea come una diversa interpretazione della fattispecie, della tempistica degli eventi e della situazione di vulnerabilità della vittima possa condurre a conclusioni diametralmente opposte. Con questa condanna, il processo giunge a una conclusione, almeno sul piano dell'accertamento dei fatti, anche se rimane aperta la riflessione sui principi interpretativi che devono guidare i magistrati nell'affrontare simili controversie.