La riforma della giustizia voluta dal governo è stata presentata come una forzatura costituzionale durante un evento pubblico tenutosi a Napoli. Davanti a una platea di magistrati, accademici e intellettuali riuniti al Teatro Diana, il Procuratore capo napoletano Nicola Gratteri ha smontato punto per punto la proposta di modifica della Costituzione che verrà sottoposta a referendum il prossimo 22 e 23 marzo. Al centro delle critiche la decisione dell'esecutivo di imporre modifiche a ben sette articoli della Carta senza alcun adattamento nel passaggio fra Camera e Senato, secondo Gratteri una dimostrazione di prevaricazione istituzionale.

Gratteri ha concentrato il suo intervento sulla questione della separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri, evidenziando come questa sia la misura più rischiosa del pacchetto complessivo. Ripercorrendo la sua esperienza personale che lo ha visto passare per molteplici incarichi giudiziari prima di diventare magistrato inquirente, il magistrato ha sottolineato come l'interazione fra questi due ruoli consenta una comprensione più profonda dei meccanismi probatori e dell'istruttoria. Ha inoltre puntato il dito contro la superficialità con cui la riforma viene portata avanti, ricordando che i padri costituenti come Mortati, Moro, Leone, Einaudi e Dossetti dedicarono straordinarie energie al bilanciamento dei poteri dello Stato, cosa che non pare accadere oggi.

Anche il Procuratore Generale di Napoli Aldo Policastro ha preso posizione sottolineando come la riforma indebolisca strutturalmente l'indipendenza giudiziaria a vantaggio della sfera esecutiva. Secondo Policastro, chi intende difendere davvero lo stato di diritto non dovrebbe fare altro che votare contro. Il rettore dell'Università per Stranieri di Siena Tomaso Montanari ha aggiunto una prospettiva accademica, affermando che il vero bersaglio di questa operazione legislativa è privare la magistratura della capacità di autogovernanza, rischio che per lui si configura piuttosto come un obiettivo deliberato dell'amministrazione in carica.

Nella discussione sono emerse anche preoccupazioni sulla creazione di una nuova Alta Corte Disciplinare e sui possibili condizionamenti che la politica potrebbe esercitare sulla magistratura in seguito all'approvazione della riforma. L'evento napoletano s'inserisce in un più ampio dibattito nazionale che caratterizzerà la campagna referendaria dei prossimi mesi, dividendo nettamente il mondo delle istituzioni giudiziarie e della società civile da una parte all'altra della barricata.