La logistica dei Mondiali 2026 comincia prima ancora di varcare il cancello dello stadio. Nelle vicinanze del Gillette Stadium di Foxborough, nella provincia di Boston, il parcheggio rappresenta una voce di spesa salata per chiunque voglia seguire la partita: i prezzi toccano tranquillamente i 100 dollari, trasformando una semplice manovra di parcheggio in una vera e propria agonia economica per il portafoglio.
Di fronte a questi costi proibitivi, molti tifosi hanno optato per una soluzione alternativa: abbandonare l'auto a distanza e coprire a piedi il percorso fino allo stadio. Questa strategia consente di risparmiare qualcosa, ma non di molto: anche nelle zone periferiche più lontane, il parcheggio difficilmente scende sotto i 40 dollari. Il viale che collega la foresta statale di Wrentham al complesso sportivo è diventato una sorta di autostrada pedonale, affollata di supporter intenti a coprire parecchi chilometri sotto il sole cocente.
Le condizioni meteorologiche non aiutano certo i pellegrini del calcio. Boston in questi giorni soffre di un caldo torrido: le temperature raggiungono i 32 gradi centigradi nel pomeriggio inoltrato, con un'umidità che sfonda il 50 per cento. Lungo il sentiero improvvisato verso lo stadio si incrociano supporter in pantaloncini corti e magliette calcistiche, rappresentanti soprattutto di Francia, Messico e Marocco, oltre a diversi tifosi con le divise del Paris Saint-Germain. Tra gli assembramenti, cappelli e occhiali da sole diventano accessori essenziali di sopravvivenza.
La situazione del traffico è stata gestita con soluzioni temporanee: le forze dell'ordine hanno adattato la viabilità secondo le necessità, assegnando cinque corsie in direzione dello stadio nei momenti di afflusso, mentre verso l'esterno ne rimane disponibile una sola. Al termine delle partite, la dinamica si inverte completamente, creando ulteriori disagi per chi cerca di allontanarsi. Una testimonianza di come l'organizzazione di un evento mondiale di questa portata pesi soprattutto sui cittadini e sui supporter, costretti a fare i conti con una gestione del territorio non sempre all'altezza della situazione.