Un ex sindacalista che operava presso lo scalo milanese di Malpensa è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale dalla Corte d'Appello di Milano nel processo di secondo grado bis. Il tribunale ha inflitto una pena di un anno e due mesi, disponendo inoltre un risarcimento di diecimila euro in favore della vittima, una donna di 49 anni che in precedenza svolgeva il mestiere di hostess.
Il caso ha attirato l'attenzione dell'opinione pubblica per la controversa gestione legale che lo ha caratterizzato. Nel 2022, il Tribunale di Busto Arsizio aveva assolto l'imputato, decisione confermata anche in appello. Le motivazioni delle sentenze di non luogo a procedere avevano suscitato forti critiche: i magistrati avevano infatti ritenuto irrilevante la reazione della donna ai fatti, sostanzialmente argomentando che in soli trenta secondi avrebbe potuto opporre resistenza e allontanarsi.
La Cassazione ha però sconfessato questa interpretazione, accogliendo il ricorso presentato dal sostituto procuratore Angelo Renna. I supremi giudici hanno chiarito con una decisione depositata a febbraio 2025 che il ritardo nella manifestazione del dissenso della vittima è «irrilevante» per configurare il reato di violenza sessuale. La giurisprudenza è unanime nel riconoscere che lo stato di sorpresa e shock provocato dall'abuso può paralizzare completamente le capacità di reazione della persona offesa, privandola della possibilità di difendersi.
I fatti risalgono a marzo 2018, quando la donna si era rivolta al sindacalista per affrontare una questione sindacale. Durante quell'incontro, secondo le indagini, avrebbero avuto luogo le molestie e gli abusi. Nel processo d'appello bis, la vittima ha ripetuto la sua testimonianza, confermando nei dettagli gli episodi dedotti in giudizio. Il suo avvocato, Gionata Bonuccelli, ha sottolineato come la credibilità della donna sia rimasta intatta nonostante i tentativi della difesa di metterla in discussione.
Il pubblico ministero Renna aveva chiesto una condanna a due anni, una pena superiore a quella poi inflitta. La Corte ha tuttavia ritenuto di adeguarsi a una misura più contenuta, pur riconoscendo pienamente la responsabilità dell'imputato. Le motivazioni complete della sentenza verranno depositate nei prossimi novanta giorni. La decisione rappresenta un'importante correzione della precedente giurisprudenza di merito e stabilisce un precedente significativo per i casi di violenza sessuale dove la velocità dei fatti viene erroneamente usata per scagionare l'autore.